lunedì 6 dicembre 2010

IL BALLO DELLA TERRA : QUALE BICCHIERE....................?



QUALE BICCHIERE?


I bicchieri da vino dovrebbero essere trasparenti e meglio se di cristallo. Tuttavia, al fine della migliorare la percezione delle caratteristiche olfattive di un vino, assumono particolare rilievo la forma e la dimensione del bicchiere da vino, determinando il modo in cui si emanano i profumi.
Esistono una molteplici di forme diverse di bicchieri da vino; ai fini di una buona degustazione sono generalmente preferibili quelli a gambo lungo evitano il contatto delle dita con la superficie del calice che, oltre a lasciare impronte indesiderate, puo alterare la temperatura del vino stesso. La scelta del bicchiere appropriato  legata alle caratteristiche del vino

Vediamoli meglio :

 I vini bianchi non richiedono bicchieri troppo grandi e possono essere maggiormente apprezzati in quelli con una bocca non molto grande al fine di cogliere meglio i profumi di fiori e frutta a polpa bianca. 

vini rossi non invecchiati si degustano in bicchieri simili a quelli previsti per i bianchi , ma leggermente più grandi di questi ultimi per la tipicità delle sensazioni olfattive (fiori e frutta rossa) e la presenza di tannini.

vini rossi di grande invecchiamento, caratterizzati da profumi complessi creatisi dopo anni in bottiglia, richiedono bicchieri "panciuti";  con un'ampia superficie di base che consenta l'ossigenazione e lo sviluppo dei profumi per un migliore apprezzamento del bouquet.

Gli spumanti secchi (e lo Champagne) richiedono le flute , sia perché consentono di osservare meglio l'effervescenza sia perché facilitano una dispersione graduale dei loro profumi delicati. Al contrario gli spumanti dolciprediligono i bicchieri a coppa , per far diffondere prontamente la loro aromaticità (quelli che erroneamente vengono definiti "coppa da Champagne")

IL BALLO DELLA TERRA : PERCHE' SCEGLIERE MIELE ITALIANO



Ci sono alcune caratteristiche che un consumatore dovrebbe conoscere prima di scegliere il miele da portare a casa. La produzione italiana di miele riesce a distinguersi per alcune importanti differenze organolettiche che lo rendono unico. Per comprare un miele di qualità, è meglio preferire quello italiano o quantomeno quello che indica con onestà da dove proviene (sapendo che il termine miscela equivale ad un prodotto industriale), la data di raccolta e di scadenza, la varietà floreale da cui proviene. In Italia esiste una marcata produzione nostrana, la cui varietà è la maggiore garanzia in termini di gusto e di genuinità: se il consumatore desidera sapori nuovi e sorprendenti o fantasticare con gli abbinamenti in cucina, il miele italiano sarà la scelta migliore. Un ultimo suggerimento: il miele liquido e trasparente non è migliore di quello denso e cristallizzato, in quanto la liquidità viene ottenuta attraverso un trattamento termico, la pastorizzazione, che diminuisce le qualità nutrizionali del prodotto. Le uniche varietà di miele liquido naturale, che rimangono tali per lungo tempo, sono quelle di acacia, castagno e melata di bosco. 
La storia dell’azienda ADI Apicoltura ha inizio a Tornareccio, in provincia di Chieti, a pochi passi dal Parco Nazionale d’Abruzzo.È in questa cornice che la famiglia Iacovanelli si dedica con successo alla produzione del miele da oltre centocinquanta anni, tanto da diventare una delle principali aziende italiane nella produzione e commercializzazione del miele.La quarta generazione della famiglia Iacovanelli persegue con la massima cura l’arte di selezionare e conservare i prodotti garantendone, al consumatore , qualità e tradizione.I 1500 alveari di proprietà vengono costruiti con materiali naturali e posizionati accuratamente in zone rurali dove le api vivono e trovano un’abbondanza di varietà floreali. L’amore per la cura delle api senza l’utilizzo di prodotti chimici è la garanzia per la produzione di un miele biologico certificato. Grazie al metodo artigianale e ad una tecnologia innovativa viene raccolto solo il miele maturo e conservato, mantenendo inalterati colori, aromi e profumi che ne garantiscono una migliore qualità e origine. La pallettizzazione delle arnie ha migliorato la ricerca di nuove e pregiate varietà unifloreali quali ciliegio, rosmarino e lupinella. I prodotti sono garantiti nella loro provenienza e soprattutto nel procedimento di lavorazione che non include la pastorizzazione, causa principale di perdita delle capacità nutrizionali.I mieli ADI si possono trovare da noi , ACACIA; CASTAGNO; TIGLIO; AGRUMI; DA 500 gr.

IL BALLO DELLA TERRA : La macabra danza dello spreco e della fame




La macabra danza dello spreco e della fame

Siamo strattonati tra due informazioni: c'è produzione alimentare per 12 miliardi di persone (e siamo “solo” 6 miliardi); un miliardo di persone non ha abbastanza cibo per sopravvivere. Ma la risposta sta già nell'enunciazione del problema: c'è molta produzione alimentare; non c'è abbastanza cibo. Quella che chiamiamo produzione alimentare è merce, fatta per essere venduta e comprata. Non può sfamare chi non ha denaro. Deriva da un sistema agricolo che mira al mercato, che produce commodities, che si regola nelle borse merci. Il “cibo” è un'altra cosa. E' quello delle attività agricole di piccola e media scala, i cui prodotti mirano a essere mangiati. Se uno fa cibo, i suoi riferimenti sono i gusti e i disgusti, le necessità di salute del prossimo e della terra. Se uno produce merce i suoi riferimenti sono le possibilità di acquisto del prossimo. L'agricoltura industriale non sfama il mondo perché il suo obiettivo è un altro, è arrivare ai mercati e raggiungere chi ha potere d'acquisto. Anche le relazioni dell'ONU sulla fame nel mondo dicono che è l'agricoltura familiare di piccola e media scala a sfamare il mondo. E non lo sfama soltanto: lo rende più interessante, vario, sano, resistente, bello, colto. Ed ecco, infine, perché sprechiamo: perché compriamo merci, non cibo. Se ci regalano del pane di montagna, cotto come dio comanda in un forno a legna, quello è cibo, e non ne sprecheremo una fetta. Si spreca, noi privatamente, ma soprattutto i supermercati in via istituzionale, perché si comprano prodotti senza storia e senz'anima (e, spesso, senza sapore) come fossero scarpe o bulloni. Ma le scarpe o i bulloni non hanno la data di scadenza, non dobbiamo buttarli via per sostituirli. La macabra danza dell'eccesso, dello spreco e della fame verrà analizzata Sabato 23 Ottobre, ore 12 al Salone del Gusto, da Silvio Greco, Angelo Cau, Laura Ciacci, Andrea Segrè, Marco De Ponte, Sergio Marelli (www.salonedelgusto.it).

di Cinzia Scaffidi Tratto da L'Agricoltura - La Stampa 19/09/2010

IL BALLO DELLA TERRA : MUFFA, CHE FARE?

Muffa, che fare?

Chi non conosce quelle macchie colorate che si formano talvolta sul pane, la marmellata o altri cibi? Forse, però, non tutti sanno che queste muffe possono sviluppare pericolosi veleni, le cosiddette micotossine.

E allora, che fare quando la muffa compare sugli alimenti? Occorre buttare via tutto o basta recidere la parte contaminata?

Pane
Il pane rancido dovrebbe finire immediatamente nel compost. Se ne possono recuperare le parti sane, eliminando quelle infestate, solo se la formazione della muffa è ancora allo stadio iniziale. Tutto il resto dev'essere gettato senza indugio.

La cassetta del pane dovrebbe essere pulita regolarmente, meglio se con un po' d'aceto. La muffa s'insedia preferibilmente negli angoli e negli interstizi dei contenitori. Dato che il calore favorisce la proliferazione di batteri e funghi, in estate si consiglia di tenere il pane (soprattutto quello bianco) in frigorifero; il pane di segale conservato in frigo diventa però presto stantio.

Formaggi e derivati del latte
Le muffe che disegnano le venature bluastre su gorgonzola e roquefort sono innocue e danno il sapore tipico di questi formaggi. Anche lo strato bianco che riveste il camembert è un fungo naturale e innocuo. Tuttavia i formaggi possono essere contaminati da muffe d'origine sconosciuta. Se il prodotto che avete in frigo presenta macchie anomale, non esitate a eliminarlo.

Nel caso dei formaggi stagionati (duri) è sufficiente rimuovere la parte ammuffita. Yogurt e ricotta non sono più commestibili anche solo ai primi accenni di ammuffimento: le tossine contenute nella muffa si propagano infatti con particolare rapidità nei cibi umidi.

Confetture
Lo zucchero presente nella marmellata o nella confettura si lega con l'acqua impedendo la formazione di tossine. La muffa che compare sulla superficie di una confettura può essere perciò eliminata salvando il resto del prodotto. Il problema si pone invece per le confetture dietetiche o comunque a basso contenuto di zucchero che, in presenza di muffe, devono essere gettate via subito (eventualmente nel compost).
Frutta, verdura e succhi
Basta anche una sola macchiolina di muffa in superficie per guastare l'intero contenuto di una bottiglia e renderne necessaria l'eliminazione. In presenza di tracce di muffa si consiglia di gettare anche frutta e verdura dalla polpa succosa, come pesche o pomodori. Le muffe possono annidarsi senza essere riconosciute anche negli ortaggi e nella frutta marcia. La mela bacata può essere tuttavia recuperata tagliando via completamente la parte marcia o ammuffita.
Noci
Le noci del Parà, ma anche i pistacchi e le nocciole sono soggette alla contaminazione da aflatossine (sostanze velenose presenti nella muffa) che in casi estremi possono risultare persino cancerogene. I bambini non dovrebbero perciò mangiarne troppe. Si raccomanda inoltre di non ingerire noci e nocciole amare o con uno strano sapore.

IL BALLO DELLA TERRA : Gli yogurt probiotici non sono rimedi miracolosi........................

Prodotti probiotici: fonte di nuova energia o invenzione pubblicitaria?
"Probiotico" è la nuova parola magica dell'industria lattiero-casearia dell'Alto Adige, sulla scia della multinazionale Nestlé che nel 1995 ha lanciato sul mercato i suoi yogurt probiotici.

Gli yogurt probiotici sono particolarmente preziosi per la salute – così recita la pubblicità, e i consumatori spesso ci credono. Il qualcosa in più di tali prodotti è dato dalla presenza di particolari lattobacilli, i fermenti probiotici. Queste le argomentazioni sostenute dalle aziende locali, che hanno messo in moto una campagna costosissima per diffondere a tappeto il loro messaggio.

Functional Food - più sano di sano
La moda che da anni imperversa in tutto il mondo occidentale giunge così anche nella nostra provincia: con l'espressione "functional food" si indicano oggi quei prodotti alimentari addizionati in laboratorio con vitamine, sostanze minerali o perfino ceppi batterici che dovrebbero renderli particolarmente sani. Questa moda partita dal Giappone ha ormai fatto breccia in tutti i paesi industrializzati.

Scientificamente non provato
Le organizzazioni dei consumatori sono tuttavia critiche sull'argomento. Le associazioni tedesche, p. es., hanno compilato già nel 2001 un catalogo di requisiti per i prodotti caseari probiotici. Esse chiedono soprattutto più trasparenza, poiché non tutto ciò che viene spacciato per probiotico lo è veramente e, in ogni caso, non tutti i prodotti probiotici sono necessariamente sani.

L'espressione greca "pro bios" significa "a favore della vita", e i probiotici sono effettivamente lattobacilli vivi. Tuttavia gli effetti benefici sbandierati dai produttori, ovvero la loro azione riequilibratrice della flora intestinale e di rafforzamento del sistema immunitario, sono tutt'altro che dimostrati scientificamente, anche se non si possono escludere a priori. Secondo la rivista "test" (07/2005) la condizione necessaria è il consumo regolare di yogurt possibilmente fresco e con molti fermenti lattici vivi. Verso l fine della data di scadenza il loro numero può diminuire.

Di conseguenza anche gli slogan pubblicitari sono vaghi e generici, accusano le organizzazioni dei consumatori. "Effetti benefici sull'attività intestinale, rafforzamento delle difese naturali dell'organismo" – secondo le associazioni di tutela tedesche queste indicazioni sono "imprecise dal punto di vista scientifico e alludono a virtù benefiche che sono spesso frutto di invenzione".

La rivista di alimentazione naturale "Schrot und Korn" cita il microbiologo svizzero Michael Teuber della Eidgenössische Technische Hochschule di Zurigo. L'esperto dubita in realtà che i ceppi di batteri aggiunti artificialmente giungano vivi nell'ultimo tratto dell'intestino umano.
Altri ricercatori hanno lanciato messaggi allarmanti, secondo cui ceppi di probiotici isolati potrebbero addirittura compromettere il naturale equilibrio della flora intestinale.

Infine si registrano diversi appelli a non consumare indiscriminatamente i probiotici: una ipersensibilità verso taluni di questi organismi potrebbe infatti manifestarsi nei casi di indebolimento del sistema immunitario. Si rammenti che ogni ceppo batterico possiede proprietà specifiche.

Trasparenza e controllo della pubblicità

Al giorno d'oggi circola tutta una serie di informazioni contraddittorie e da fonti sconosciute, che necessitano di una verifica prima di poter essere utilizzate per commercializzare prodotti qualificandoli come salutari. "Servono studi approfonditi" dice anche Antje Zellmer della Deutsche Gesellschaft für Ernährung.

La Camera del lavoro di Vienna così scrive in un comunicato del febbraio 2003 a proposito di "functional food": "È necessario un progetto scientifico che stabilisca i fondamenti, le linee guida e i limiti per lo sviluppo e la produzione di alimenti funzionali".
Lo stesso organismo chiede che i messaggi pubblicitari siano sottoposti al vaglio di esperti dell'Agenzia europea per i prodotti alimentari.

Richiesto disciplinamento uniforme per tutta l'Europa
Le associazioni dei consumatori di Austria e Germania rivendicano pertanto

* una normativa europea unitaria sugli alimenti probiotici;
* l'obbligo di un'etichettatura unitaria per i ceppi batterici utilizzati nei prodotti alimentari;
* una documentazione scientifica relativa ai vantati effetti positivi sulla salute.



- Gli yogurt probiotici non sono rimedi miracolosi, né è stata dimostrata una loro particolare efficacia per la salute delle persone.
- Essi contengono in abbondanza gli stessi additivi impiegati per gli yogurt tradizionali, vale a dire zucchero, coloranti e aromatizzanti.
- Hanno un prezzo elevato.
- L'etichettatura è spesso imprecisa: non sempre si specificano esattamente i ceppi di lattobacilli utilizzati e pertanto i prodotti sono privi di informazioni fondamentali.
- Chi vuole prevenire i disturbi del sistema digestivo non dimentichi le soluzioni meno costose: la flora intestinale può essere infatti rivitalizzata anche consumando yogurt normale, latticello o cavoli.



Progetto cofinanziato dal Ministero delle Attività Produttive

IL BALLO DELLA TERRA : Il land grabbing – anche quando non accompagnato da espropri forzati - toglie la terra alle comunità locali


Stop all'accaparramento delle terre
06/04/2010 - Sloweb
Via Campesina – FIAN – Land Research Action Network – GRAIN

STOP AL LAND GRABBING ORA!
Diciamo NO ai principi promossi dalla Banca mondiale sugli investimenti “responsabili” da parte delle imprese agro-alimentari!


Imprenditori pubblici e privati, da Citadel Capital a Goldman Sachs, stanno affittando o comprando decine di milioni di ettari di terreni agricoli fertili in Asia, Africa e America Latina per la produzione di cibo o di combustibili. Si tratta di una vera minaccia alla sovranità alimentare e al diritto al cibo di queste comunità rurali. In risposta a questa tendenza, la Banca mondiale (BM) sta proponendo sette principi per guidare tali investimenti e renderli proficui. FAO, FIDA e CNUCED si sono alleati con la BM per promuovere questi principi e la motivazione della loro scelta sta nel fatto che il ritmo di acquisizione dei terreni da parte dei privati è rischiosa. Tra l'altro la BM ha appena ultimato un'indagine che evidenzia l'ampiezza del fenomeno, mettendo in evidenza che quest'operazione comporta il trasferimento dei diritti di possesso dei terreni agricoli dei paesi in via di sviluppo a favore degli investitori stranieri.

La BM sostiene sia un bene assecondare il flusso di capitali privati per espandere l'agrobusiness transnazionale laddove esso non è ancora diffuso, e occorra autorizzarlo affinchè le multinazionali traggano maggiore ricchezza dalle zone rurali.
Dato che questi investimenti comportano una privatizzazione massiva e il trasferimento dei diritti d'uso dei terreni, la BM chiede che siano rispettati alcuni criteri per ridurre rischi di eventuali ripercussioni sociali: “rispetto” dei diritti degli attuali utilizzatori della terra, dell'acqua e delle altre risorse (con gli indennizzi), protezione e miglioramento delle condizioni di vita delle famiglie e delle comunità (garantendo impieghi e servizi sociali), rispetto dell'ambiente. Questi sono i concetti fondamentali che si evincono dai sette principi della BM per consentire un land grabbing “socialmente accettabile”.

Tali principi non potranno raggiungere gli obiettivi annunciati. Si tratta di palliativi per tentare di legittimare l'acquisizione dei terreni su larga scala. Agevolare il controllo a lungo termine di attori stranieri o domestici su terreni agricoli appartenenti alle comunità rurali è totalmente inaccettabile, qualunque sia la motivazione. I principi della BM, che saranno completamente volontari, intendono distrarre l'attenzione dal fatto che l'attuale crisi alimentare globale, che ogni giorno registra più di un miliardo di persone che soffrono la fame, non sarà risolta dall'agricoltura industriale su larga scala, che teoricamente tutte queste acquisizioni mirano a promuovere.

Il land grabbing ha iniziato a intensificarsi in numerosi paesi già negli ultimi dieci o quindici anni, con l'adozione di politiche di deregolamentazione, di accordi commerciali e d'investimenti, di riforme di governance orientate al mercato. La recente crisi alimentare e finanziaria ha fornito a governi e investitori il pretesto per aumentare il land grabbing nel tentativo di garantire la capacità produttiva agricola e gli stock alimentari per il futuro, cosi come introiti sicuri che porteranno enormi guadagni. I governi ricchi hanno cercato di prendere in affitto dei terreni agricoli per lunghi periodi al fine di nutrire le loro popolazioni e sostenere le loro industrie. Parallelamente, le multinazionali cercano delle concessioni a lungo termine per favorire piantagioni agricole per produrre agrofuel, gomma, oli, ecc. Queste tendenze sono anche visibili nelle aree costiere, dove le risorse marine e terrestri vengono vendute o cedute in affitto anche a scopi turistici a grandi investitori ed elites locali a spese dei piccoli pescatori e delle comunità costiere.
In un modo o nell'altro, i terreni agricoli e le foreste vengono sottratti alla gestione dei piccoli produttori, pescatori e pastori per fini commerciali, costringendoli allo spostamento, alla fame e alla povertà.

Con l'attuale tendenza al land grabbing su larga scala, il paradigma della mondializzazione ha raggiunto una nuova tappa che minaccerà l'autodeterminazione dei popoli e la loro sovranità alimentare. La BM e molti governi considerano la terra e il diritto ad accedervi come base cruciale di vantaggio per le multinazionali in cerca di grossi guadagni sui capitali investiti, dal momento che la terra non serve solo per produrre cibo e materie prime, ma anche per avere accesso alle riserve idriche. La BM, i governi e le multinazionali stanno rivalutando la terra sulla base di criteri puramente economici e in questo processo i valori ecologici, sociali e culturali della terra vengono negati. È più importante che mai, dunque, che le risorse restino disponibili per coloro che ne hanno bisogno per nutrirsi e per sopravvivere, piuttosto che per coloro che si arricchiscono producendo per i ricchi.

Il land grabbing – anche quando non accompagnato da espropri forzati - toglie la terra alle comunità locali, distrugge stili di vita, sottrae lo spazio alle politiche agricole a favore dell'agricoltura contadina e distorce il mercato, convogliandolo verso l'agrobusiness e il commercio globale piuttosto che verso la promozione di un'agricoltura contadina duratura, basata sui mercati locali (e nazionali) e sulle generazioni future. Questo accelererà la distruzione degli ecosistemi e la crisi climatica a causa della produzione agricola monocolturale e industriale, che verrà condotta su queste terre conquistate. Promuovere o permettere il land grabbing è una violazione al Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali. Mette in pericolo la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni. Il land grabbing ignora i principi adottati nel 2006 dalla Conferenza internazionale sulla riforma agraria e lo sviluppo rurale (CIRADR) e le raccomandazioni fatte dalla Valutazione internazionale delle conoscenze, scienze e tecnologie agricole per lo sviluppo (IAASTD).

Il land grabbing deve cessare immediatamente. I principi della BM cercano di creare l'illusione che il land grabbing possa procedere senza conseguenze disastrose per le persone, le comunità, gli ecosistemi e il clima. Le organizzazioni contadine e degli indigeni, i movimenti sociali e i gruppi della società civile riconoscono in maniera condivisa che ciò che serve è:

• mantenere nelle mani delle comunità locali la gestione dei terreni e adottare una vera riforma agraria per assicurare l'accesso equo alla terra e alle risorse naturali;
• un sostegno forte all'agricoltura contadina agroecologica, la pesca e l'allevamento su piccola scala,a i programmi di ricerca agronomica partecipativa e ai programmi di formazione, affinché i piccoli produttori possano produrre alimenti in abbondanza, sani e sicuri per tutti;
• un radicale cambiamento delle politiche agricole e commerciali per adottare la sovranità alimentare e sostenere i mercati locali (e regionali) ai quali la gente partecipa e trae profitto;
• promuovere sistemi agricoli e alimentari a favore delle comunità, basati su un attento controllo delle risorse come la terra, l'acqua e la biodiversità da parte delle comunità locali. Stabilire regole rigorose e obbligatorie che limitino l'accesso delle imprese e di altri attori pubblici e privati ai terreni agricoli, alle zone costiere e umide, ai pascoli e alle foreste.

Nessun principio può giustificare il land grabbing!

IL BALLO DELLA TERRA : L'ACQUA E' COSA NOSTRA....................


L’acqua è cosa nostra
30/04/2010 - Sloweb
Il fine settimana del 24 e 25 aprile è iniziata in tutta Italia la raccolta firme per i referendum per la ripubblicizzazione dell'acqua. In centinaia di piazze italiane sono stati allestiti i banchetti che hanno raccolto, in 2 giorni, oltre 100mila firme. La raccolta continua anche il Primo Maggio, Festa dei lavoratori. In tutta Italia, centinaia di banchetti (qui trovate la mappa).

Oltre 12mila firme in un solo giorno in Puglia, 10mila a Roma, 4mila firme a Torino, 3500 a Bologna, 2500 a Milano. Dati importanti dalle piccole città: 4200 a Savona e provincia, 2mila firme a Latina e Modena, oltre 1500 ad Arezzo e Reggio Emilia.

Molti sindaci e amministratori hanno firmato in piazza, tra cui i sindaci di Ravenna e Arezzo. In Molise Monsignor Giancarlo Bregantini (Arcivescovo metropolita di Campobasso) ha firmato in rappresentanza dei 4 vescovi delle Diocesi della Provincia.

I tre quesiti vogliono abrogare la legge approvata dall’attuale governo nel novembre 2009 e le norme approvate da altri governi in passato che andavano nella stessa direzione, quella di considerare l’acqua una merce e la sua gestione finalizzata a produrre profitti. Dal punto di vista normativo, l’approvazione dei tre quesiti rimanderà, per l’affidamento del servizio idrico integrato, al vigente art. 114 del Decreto Legislativo n. 267/2000.
Tale articolo prevede il ricorso alle aziende speciali o, in ogni caso, a enti di diritto pubblico che qualificano il servizio idrico come strutturalmente e funzionalmente “privo di rilevanza economica”, servizio di interesse generale e privo di profitti nella sua erogazione.

Verrebbero poste le premesse migliori per l’approvazione della legge d’iniziativa popolare, già consegnata al Parlamento nel 2007 dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, corredata da oltre 400.000 firme di cittadini. E si riaprirebbe sui territori la discussione e il confronto sulla rifondazione di un nuovo modello di pubblico, che può definirsi tale solo se costruito sulla democrazia partecipativa, il controllo democratico e la partecipazione diretta dei lavoratori, dei cittadini e delle comunità locali.

Fonte:
www.acquabenecomune.org

FORMAGGIO FINTO......................

Formaggio finto
20/04/2010 - Sloweb
Odora di formaggio, ha l’aspetto del formaggio, spesso sa di qualcosa che sembra formaggio. Ma non lo è.
In Europa, si consumano circa ventimila tonnellate di imitation cheese o cheese analogue ogni anno, meno dell’uno per cento dei consumi, certo, ma è una percentuale in crescita. Quel che preoccupa, oltre ai dubbi sui valori nutrizionali (il formaggio “imitatore” contiene grassi vegetali vari tra cui anche olio di palma, caseina, sottoprodotti di lavorazione del latte, fibre alimentari, amido), è la beffa agli ignari consumatori. Naturalmente sono confezionati con imballaggi che ricordano quelli dei comuni formaggi e i menù dei ristoranti spesso non specificano che la mozzarella nella pizza non è quella vera. Viene venduto in fette adatte a panini o hamburger: facile da usare, comodo da conservare.

In Germania è Petra Zachari, rappresentate di un’importante associazione di consumatori tedesca, a dare l’allarme: è molto comune che grandi supermercati e ristoranti vendano il formaggio falso al posto di quello vero, soprattutto fast food e pizzerie economiche. Il prodotto è molto meno caro: «Alcuni sono davvero disgustosi, e si può davvero notare la differenza perché sono più trasparenti, hanno una diversa consistenza e non sono per niente saporiti».

Nella Repubblica Ceca, il vice Ministro della Sanità, Michael Vit, ha promesso invece di prendere provvedimenti: «I controlli sul formaggio fasullo faranno parte delle nostre normali ispezioni. Controlleremo le pizzerie e analizzeremo gli ingredienti che loro chiamano formaggio, così da poter segnalare il composto di amido e olio vegetale». Finora il dipartimento della salute ceco, si era preoccupato di verificare alimenti che potessero nuocere alla salute, ma ora il monitoraggio sarà orientato anche a trovare quei prodotti che imbrogliano i consumatori.

Il Parlamento Europeo sembrerebbe intenzionato ad approvare un articolo che autorizza i «formaggi di imitazione» in cui la crema del latte è sostituita da diversi ingredienti.

Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

Fonte:
prabhupadanugas.eu
trashfood.com