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venerdì 17 giugno 2011

IL BALLO DELLA TERRA - La papaia frutto quasi miracoloso

 
 
La papaia frutto quasi miracoloso
 
Cure naturali: un frutto esotico dalle numerose proprietà.la papaia frutto quasi miracolosa.Benefica come diuretico, antinfiammatorio e antinecrotico. Secondo le modalità dell'ingestione può determinare effetti lassativi o antidissenteria. Ma attenzione: i semi hanno potere abortivo.La papaia è da tempo sotto i riflettori per l'Fpp, l'estratto fermentato del frutto proposto dal famoso virologo Luc Montagnier come un valido rimedio contro i radicali liberi e l'ossidazione delle cellule cerebrali: proprietà che permetterebbero all'Fpp di contrastare il Parkinson, l'Alzheimer, l'invecchiamento e persino la Sars. Lo scienziato francese ne era talmente convinto che nel giugno 2002 consegnò il preparato a Papa Woytjla. E pochi mesi dopo accreditò il miglioramento della salute del Papa alle sue pillole.Il tempo sembra dare meno certezze sulla reale efficacia dell'Fpp: i suoi miracolosi risultati restano controversi. Certo è invece che il frutto della famiglia delle Caricacee (Carica papaya) abbia proprietà benefiche su diversi organi, tanto da essere considerato da secoli una panacea in gran parte dei Paesi tropicali.Discussa è anche la sua origine, alcuni testi sostengono venga dalla penisola della Malacca - corrisponde all'attuale Malesia - altri dal Messico. Certo è invece che fin dall'epoca delle scoperte geografiche (XVI secolo), la pianta fu introdotta in tutti i Paesi tropicali: in Asia, Africa, America Latina e Oceania. Il clima ideale per la sua crescita è il caldo umido, dove l'arbusto (non è un albero) che la genera dà rapidamente una grande quantità di frutti. Ha ottime proprietà nutritive: contiene vitamine A e C, molte fibre, pochissimi grassi (0,3 per cento) e un basso apporto calorico (79 calorie per 100 grammi). Tra le proprietà benefiche universalmente riconosciute ci sono quella diuretica (contiene l'88% di acqua) e quella lassativa, prodotta dall'ingestione della polpa e soprattutto dall'effetto trainante dei suoi numerosissimi semi (vanno ingoiati interi): piccoli, grigiastri e ricoperti di mucillaggine. I semi non devono però essere ingeriti dalle donne incinte perchè hanno potere abortivo: il loro estratto viene usato da secoli a questo scopo in India e nel Sud-Est Asiatico.Sembra una contraddizione, ma la papaia è usata in molti Paesi anche per combattere la dissenteria e le infezioni intestinali: dopo i primi sintomi, ci si alimenta unicamente della polpa di questo frutto, inizialmente sembra peggiorare il problema, ma già dal secondo giorno - grazie alle sue spiccate proprietà antinfiammatorie - dà prima sollievo dai crampi e più; tardi risolve il problema.E' anche uno dei migliori rimedi naturali contro i disturbi allo stomaco in generale e la gastrite in particolare, perchè l'effetto antinfiammatorio si coniuga alle proprietà della papaina, enzima contenuto nel frutto che facilita la digestione delle proteine. Per questa virtù, in diversi Paesi la papaina è impiegata nell'industria alimentare per rendere più tenere le carni. In occasione di viaggi in Paesi tropicali, la papaia è indicata per contenere i disturbi allo stomaco che, nei soggetti meno robusti, spesso accompagnano i cambi di clima e di fuso orario. E la sua assunzione migliora l'assorbimento dei farmaci a livello gastrico.Le proprietà antinfiammatorie del frutto danno risultati anche per l'uso dermatologico e la cura delle ustioni minori: in Australia è in vendita da decenni un farmaco a base di concentrato di polpa di papaia impiegato con successo per lenire le piccole bruciature e gli arrossamenti provocati dall'esposizione al sole.Nei Paesi dell'Asia meridionale il lattice di papaia è usato per la cura di verruche ed eczemi. In molti ospedali africani, dove scarseggiano i medicinali, le ustioni infette vengono curate con applicazioni di polpa di papaia schiacciata. In proposito l'esperienza documentata del Royal Victoria Hospital di Banjul in Gambia dimostra l'efficacia del frutto contro la necrosi dei tessuti.

IL BALLO DELLA TERRA : Cosa vuole dire germoplasma viticolo autoctono?


Cosa vuole dire germoplasma viticolo autoctono?

Un profetico intervento di Attilio Scienza a Ruralia (Gorizia Fiere) 4 ottobre 2002



Questo intervento di Attilio Scienza di oltre due anni fa, su un tema oggi quanto mai attuale e sentito, mostra come il problema della salvaguardia dei vitigni autoctoni e, più in generale, della preservazione delle biodiversità, sia una problematica di sostanza, tutt’altro che legata a effimere mode. Si tratta di salvaguardare un patrimonio genetico enorme, la cui perdita sarebbe irreversibile, impedirebbe di capire meglio il passato e soprattutto sarebbe un incalcolabile danno per la ricerca futura; andrebbero perdute per sempre una serie di caratteristiche biologiche, fisiologiche, organolettiche, non più in alcun modo riproducibili. E questo processo di salvaguardia-censimento delle varietà a rischio di estinzione deve partire “dal basso”, ovvero dai Comuni e dai viticoltori. E deve avere una ripercussione pratica sulla vitivinicoltura: non si tratta di selezionare delle cultivar da mettere in mostra in una collezione, come in uno zoo… (ndr)



“Io vorrei fare un parallelismo, per iniziare quest’anno il mio intervento sui vitigni autoctoni, tra la scomparsa delle lingue nel mondo e la scomparsa dei vitigni. Un libro molto interessante e recente parla delle lingue che scompaiono come le voci del silenzio o come le lingue mozzate. Ecco noi potremmo fare la stessa cosa con i vitigni che scompaiono, come i vitigni silenti, vitigni che non potranno più esprimersi in un vino. Sandmerg ha composto una piccola poesia sulla scomparsa delle lingue, ve la leggo è molto breve:

‘Le lingue muoiono come fiumi, parole oggi avvolte intorno alla lingua che si infrangono al movimento del pensiero, che ora e oggi parlano tra denti e labbra, tra diecimila anni saranno sbiaditi geroglifici’.



Sono circa seimila le lingue parlate nel mondo, ma solo dal 10% della popolazione. Nel Caucaso si perdono circa 100 vitigni all’anno in modo irrimediabile. In Italia 10 vitigni coprono il 50% della superficie coltivata a vigneto. Nella nostra penisola su circa 1500 vitigni presenti, solo 350 sono catalogati e possono essere coltivati. Vedete tra lingua e parola vi è la stessa differenza che tra vitigno e viticoltura, può scomparire una lingua o un vitigno, ma non scompare la parola, la viticoltura.



Come nella lingua, l’estinzione di un vitigno passa attraverso la trasformazione, pensate alle lingue che si sono formate dal latino, le lingue di origine romanza, nei vitigni dalla produzione della varietà Italia ai cloni. Il parallelismo è continuo, noi cercheremo di creare questa identità.

Un altro modo perché un vitigno si estingua è la sostituzione. Quando una lingua viene dall’estero si sostituisce ad un’altra e finisce per essere assimilata. Così i vitigni stranieri si sostituiscono lentamente a quelli autoctoni. Un altro modo per far scomparire una lingua o un vitigno è l’estinzione; l’estinzione di una lingua è l’abbandono totale del suo uso, quella che gli ultimi vecchi balbettano, quello che succede nelle zone viticole marginali per i vitigni reliquia. Vedete la morte di una lingua è come la scomparsa di un vecchio vitigno, è un fenomeno collettivo, tutto il corpo sociale cessa di parlare quella lingua, così l’intera tradizione viticola ed enologica muore e si trasforma. È l’unica testimonianza che abbiamo dal passato, il vitigno, non sono le tecniche enologiche, quelle si sono evolute e non tornano più indietro, non sono, diciamo così, i modi di consumare il vino, che rimangono, è solo il vitigno che ci collega con il passato. Quali sono le tappe di questa estinzione? Intanto la mancanza di un’educazione nella lingua autoctona, così come in viticoltura i cambiamenti nella coltivazione della vite sono i primi a portare nuove varietà, la modernizzazione della viticoltura ha come prima conseguenza l’introduzione di nuove varietà, quindi i vecchi vitigni vengono via via emarginati. Un’altra tappa dell’estinzione è quella che viene chiamata il bilinguismo diseguale. Cos’è? È lo scontro tra due lingue, quando una lingua forte si incontra e si scontra con una lingua debole, la lingua debole, per motivi culturali o per motivi anche economici, viene eliminata. Il mercato mondializzato esige, diciamo così, i vitigni internazionali. È difficile comunicare i vitigni autoctoni; solo i vitigni internazionali si giovano di una comunicazione mondiale (…) che ci consente di vendere quei vini dappertutto. Un’altra cosa importante che fa scomparire una lingua è quello che viene chiamato il prestito. Cos’è il prestito? Il prestito linguistico è il passaggio da una lingua all’altra attraverso una continua sostituzione di termini. Quante sono nella nostra lingua le parole di origine francese o inglese o di altre parti? Continuamente noi sostituiamo parole della nostra lingua con parole che vengono da altre lingue. E così i vitigni “miglioratori” fanno il loro ingresso strisciante nella nostra viticoltura. Sono dei prestiti linguistici, sono dei prestiti viticoli, un po’ alla volta entrano e si modificano, all’inizio sono il 20%, poi diventano il 30%, poi il vitigno autoctono è solamente una piccola cosa e così via. Le cause tutti voi le conoscete. Sono cause di diverso tipo, pensate alle cause fisiche. Nel caso della lingua, per esempio, quando in modo molto violento muoiono tutte le persone che parlano quella lingua, muore anche la lingua. Ma è un caso abbastanza raro, non così frequente, ci vogliono catastrofi, epidemie, migrazioni perché una lingua scompaia. Nella vite, per esempio, non è stata la fillossera la maggior causa di scomparsa, ma sono stati quei fenomeni che sono intervenuti tra il 1400 e il 1700, quando, per un cambiamento climatico sostanziale, gran parte della viticoltura del Nord scompare e molti vitigni che non erano adatti a questi climi freddi vengono abbandonati. È quella la più grande erosione genetica. Pensate che nella notte del 5 gennaio 1709 una grandissima gelata distrugge gran parte della viticoltura europea. La gran parte di quei vitigni non vengono più coltivati. Perché? Perché dopo una così forte perdita di produzione, la domanda di vino da parte del consumatore è talmente impellente, talmente forte che il viticoltore pianta solo vitigni produttivi e non pianta vitigni di qualità. Tutti i vitigni di qualità vengono in quelle occasioni completamente eliminati. Pensate quindi che grande perdita (…). Un’altra causa è quella della riduzione degli spazi naturali.

IL BALLO DELLA TERRA - Coraggio, produttori: avanti col vino (buono) in bag in box





Coraggio, produttori: avanti col vino (buono) in bag in box


Angelo Peretti
Davide Paolini, alias Il Gastronauta, mi ha dato ieri la possibilità di dire la mia, in diretta, su Radio 24, in merito a vini "in cartone". Sì, insomma, quelli inscatolati in brik o in bag in box. Gliene sono grato.
Il fatto è questo: personalmente, mi piace ritrovare in un vino una freschezza fruttata. Tutte le soluzioni tecniche che permettano di conservare al meglio questa sensazione sono le benvenute. Per questo da tempo insisto perché si estenda anche in Italia l'uso della capsula a vite, ed è battaglia dura, perché ci sono in giro un sacco di pregiudizi, conditi d'insana ignoranza. Per questo non sono parimenti affatto contrario all'utilizzo del bag in box come contenitore per il vino in quantità che superino il litro, mentre non amo i cartoncini stile succo di frutta, ossia i brik.
Non ho dunque nulla in contrario che i vini giovani e quelli già perfettamente affinati vengano commercializzati in bag in box, anzi. Non l'ho mai scritto sinora, ma lo vado dicendo da tempo, e anche in questo caso so che, per quanto concerne l'Italia, s'alzeranno gli strali di chi non vuole o non sa superare, appunto, il pregiudizio.
Unica differenza: vedo la capsula a vite adattissima alla ristorazione o al wine bar, mentre il bag in box è orientato esclusivamente al consumo domestico.
Vengo più in dettaglio al bag in box.
Che cos'ha di positivo?
Ha, l'ho già detto, la prerogativa di garantire quella che ho definito "freschezza fruttata" delle sensazioni organolettiche. Ma questo è poco. Ha anche che viene confezionato con impianti che richiedono altissima tecnologia, e dunque offre considerevoli garanzie sotto il profilo igienico, che non è cosa da poco, anche per garantire la qualità finale del prodotto. Poi, impedisce l'avanzata dell'ossidazione: chiude bene, tiene il vino integro: che volete di più se il vino non è destinato ad essere stivato per anni et annorum in cantina? Ha poi che se non lo finisci non succede niente: riprendi a spinarlo domani. In più, favorisce la convivialità, e per me questa è una prerogativa essenziale del vino, ma di questo riparlo più sotto. Ancora: la confezione è facilmente separabile e quindi interamente riciclabile, e questo, permettetemelo, è una qualità altrettanto importante, per chi "naturale" lo vuol essere davvero, e non solo nell'enunciazione di principi bio-qualcosa nella produzione di vigna e cantina.
Dicevo della convivialità. Questa qui è la più importante chiave di volta del bag in box là dove ha più successo, ossia nei paesi scandinavi. Là, trovarsi a cena fra amici nel lunghissimo inverno settentrionale è una sorta di rito. Ed altrettanto rituale è andare a trovare gli amici portando un vino in bag in box. Si mette la scatola da due o tre litri in mezzo alla tavola e ciascuno spilla la propria parte, conversando e mangiando. Mi ricorda - non se n'abbiano a male gli esteti della tradizione autoctona - una ritualità a me proibita (sono intolerrante all'aglio) della terra piemontese: la bagna cauda. Perché anche questa prevede che la pignatta con la salsa agliato-acciugosa venga messa in mezzo e ciascuno c'intinge le proprie verdure. E favorisce così, da sempre, la compagnia, la chiacchiera, la condivisione. Come il bag in box in Scandinavia.
Per questo gli scandinavi s'aspettano di trovare nei bag in box non anonimi vinelli da quattro soldi, ma bei vini che esprimano personalità e pulizia e piacevolezza. Una sfida, per i paesi di storica consuetidine enoica. Una sfida però da vincere, badando alla sostanza, che è la qualità del vino, e non alla forma, che è il contenitore del vino.
Chiudo dicendo che il bag in box può essere anche carino. In particolare, lo sono i Bib Art che vengono prodotti da una cantina di qualità della Languedoc francese, Chateau Puech-Haut. Funziona grosso modo così: ogni tanto, Gerard Brun, il titolare, mette a disposizione di un pittore una barique, chiedendogli di decorarla, e poi quell'opera viene riprodotta pari pari su delle simil-barrique metalliche da cinque litri, dentro alle quali si mette la sacca di materiale plasticoso (il bag in box, appunto). Tra l'altro, è anche simpatica la formula proposta ai pittori: il contenitore in cambio del contenuto. Ossia: l'artista si porta a casa il vino - tutto - che c'era dentro la barrique che ha impreziosito con l'arte sua. Eppoi, la collezione delle barrique (originali) dipinte viene esposta in mostre itineranti.
Be', volete che vi dica? A me quelle Bib Art piacciono. Il costo? On line comprate l'ultima edizione intorno ai 30 euro, che magari non è moltissimo, ma non è neppure poco. Alla faccia di chi pensa che nel bag in box ci debba andare il vinello, o qualcosa che comunque finisce con ello. 


sabato 30 aprile 2011

IL BALLO DELLA TERRA : L'Amla rigenera le cellule e rafforza le difese naturali dell'organismo...


L'Amla rigenera le cellule e rafforza le difese naturali dell'organismo...

rigenera le cellule e rafforza le difese naturali dell’organismo.
Solo recentemente ha iniziato ad essere utilizzata anche in Occidente. Studi scientifici ed analisi effettuate sull’Amla hanno permesso di identificare le sostanze preziose per la salute che essa contiene, prima fra tutte la vitamina C. Esperimenti condotti in Giappone, all’Istituto Niwa di Studi Immunologici hanno provato che l’Amla contiene alti livelli di superossido dismutase (SOD, un potente antiossidante, vero e proprio spazzino dei radicali liberi.
Possiamo comprendere l’importanza di questa sostanza contenuta nell’Amla, se teniamo presente che un eccesso di radicali liberi indebolisce l’organismo al punto tale da provocare malattie degenerative come, per esempio, l’Alzheimer, il morbo di Parkinson, la demenza senile, e così via. Con questo frutto che ci arriva dalle foreste dell’India, la natura ci dà la possibilità di rafforzare le nostre naturali difese immunitarie contro virus e batteri, senza bisogno di intossicarci con farmaci e vaccini. L’Amla contiene tutte le sostanze terapeutiche fondamentali per la cura delle malattie.
Per una guarigione completa e duratura è però indispensabile scegliere l’alimentazione vegetariana e biologica che favorisce l’eliminazione delle tossine accumulate ed evita di introdurne e crearne altre nel corpo. Non dobbiamo inoltre dimenticare che anche lo stress, le paure, i pensieri e i sentimenti negativi creano tossine nel corpo e abbassano le difese immunitarie predisponendo così il corpo alle malattie.
PROPRIETÀ TERAPEUTICHE DELL’AMLA
perché favorisce la combustione dei grassi. - Facendo alzare il livello totale delle proteine nell’organismo, l’Amla ha anche la proprietà di far

AMLA E SPIRULINA: UNA PERFETTA SINERGIA
Inoltre la Spirulina contiene il 60% di proteine di alta qualità mentre l'Amla aumenta la sintesi delle proteine; per questo le due sostanze, se assunte insieme, lavorano in perfetta sinergia a sostegno del sistema immunitario.




domenica 24 aprile 2011

IL BALLO DELLA TERRA : L'uovo di Pasqua - Storia e significato simbolico


L'uovo di Pasqua - Storia e significato simbolico

"Omne vivum ex ovo", cioè "tutti i viventi nascono da un uovo", è il motto che per secoli ha spiegato il principio che la vita non può avere origine dal nulla. Da esso capiamo quale importanza abbia sempre avuto l'uovo, con la sua forma perfetta, nel nostro immaginario.

In tutto il mondo, l’uovo è il simbolo della Pasqua. Dipinto o intagliato, di cioccolato o di zucchero, di terracotta o di cartapesta, l’uovo è parte integrante della ricorrenza pasquale e nessuno vi rinuncerebbe. Ma quanti di noi conoscono il significato autentico di questo simbolo?

Se quelle di cioccolato o di cartapesta hanno un’origine recente, le uova vere colorate e decorate hanno una storia antichissima, che affonda le sue radici nella tradizione pagana. Simbolo della vita che nasce, l’uovo cosmico è all’origine del mondo: al suo interno avrebbe contenuto il germe degli esseri. Presso i greci, i cinesi e i persiani, l’uovo era anche il dono che veniva scambiato in occasione delle feste primaverili, quale simbolo della fertilità e dell’eterno ritorno della vita. Gli antichi romani usavano seppellire un uovo dipinto di rosso nei loro campi, per propiziarsi un buon raccolto.

Con l’avvento del Cristianesimo, molti riti pagani vengono recepiti dalla nuova religione. La stessa festività pasquale, d’altro canto, risente di lontani influssi: cade, infatti, tra il 25 marzo e il 25 aprile, ovvero nella prima domenica successiva al plenilunio che segue l’eqinozio di primavera. La Pasqua, insomma, si festeggia proprio nel giorno in cui si compie il passaggio dalla stagione del riposo dei campi a quella della nuova semina e quindi della nuova vita per la natura.

Anche in occasione della Pasqua cristiana, dunque, è presente l’uovo, quale dono augurale, che ancora una volta è simbolo di rinascita, ma questa volta non della natura bensì dell’uomo stesso, della resurrezione di Cristo: il guscio è la tomba dalla quale Cristo uscì vivo.

Buona Pasqua.


mercoledì 13 aprile 2011

IL BALLO DELLA TERRA : Il vino rosso diminuisce l'effetto dei grassi

IL BALLO DELLA TERRA

Via dei Volsci , 51
Rome, Italy


 Il vino rosso diminuisce l'effetto dei grassi

Una ricerca dell'INRAN e di altri enti scientifici, diretta dalla dottoressa Fausta Natella e pubblicata sul "British Journal of Nutrition"
Il vino rosso diminuisce l'effetto dei grassi

I suoi antiossidanti riducono gli effetti di lipidi e colesterolo

© NEWSFOOD.com - 12/04/2011
Il vino rosso diminuisce l'effetto dei grassi

Dopo un pasto grasso, bevete un bicchiere di vino rosso. A parte il buon sapore, la bevanda è ricca di antiossidanti, che riducono gli effetti dell'alimentazione (troppo) ricca.

Il consiglio si ricava da una ricerca dell'INRAN (Ente pubblico italiano per la Ricerca in materia di Alimenti e nutrizione), della Fondazione Edmund Mach- Istituto Agrario San Michele all'Adige e dell'Università La Sapienza ( Dipartimento di Scienze Biochimiche), diretto dalla dottoressa Fausta Natella e pubblicata sul "British Journal of Nutrition".

Per lo studiosi, sono stati selezionati 12 volontari sani, 6 uomini e 6 donne, età 24-35 anni. Inizialmente, essi hanno seguito la dieta standard, senza medicine o supplementi vitaminici.

Dopodiché, essi hanno consumato doppio cheeseburger di 200g con 300 ml di acqua. Infine, dopo 2 settimane, hanno consumato lo stesso pasto, con l'aggiunta di 300 ml di vino rosso.

Gli esami dei ricercatori hanno mostrato come, spiega Natella, "Il consumo di vino rosso durante il pasto ha prevenuto l'aumento nel sangue dei prodotti di perossidazione lipidica, sia lipidi idroperossidi che ossidi del colesterolo, che si e' osservato invece dopo il consumo del pasto con acqua. Questi composti possono avere effetti negativi sulla salute".

Secondo la scienziata, gli agenti ossidanti attaccano il corpo da due lati, l'alimentazione e l'ambiente esterno. Di per sé, l'organismo sa difendersi: ciò detto, è bene potenziare i sistemi di protezione. Via libera allora ai cibi che generano poche scorie ossidate, quindi poveri di grassi, che ricchi di antiossidanti, come frutta e calorie.

Riguardo al vino rosso, unisce un buon livello di antiossidanti alla presenza di alcol, tossico per l'organismo. Perciò, conclude Natella, è importante seguire le regole chiave: "Moderazione e modalità di consumo, cioè esclusivamente durante i pasti".

FONTE: F. Natella et al.,"Red wine prevents the postprandial increase in plasma cholesterol oxidation products: a pilot study", British Journal of Nutrition 2011, DOI: 10.1017/S0007114510005544

Matteo Clerici

Il pranzo di Pasqua ricco di grassi non farti mancare un calice di vino rosso , non qualsiasi vino rosso, la qualità non vuole dire spendere un patrimonio, si può bere benissimo acquistando una bottiglia di vino rosso di 7,00, euro piccoli produttori inbottigliato a l'origine.....chiedi informazione oppure vieni a trovarci, saremo felici di consigliarti.





giovedì 7 aprile 2011

IL BALLO DELLA TERRA : La colazione di Pasqua dolce e salato antica tradizione

La colazione di Pasqua dolce e salato antica tradizione


La mattina di Pasqua ancora con gli occhi di sonno , il palato non proprio pronto per mangiare alimenti di una certa importanza.....ma poi il profumo che si espande per la casa, la soddisfazione della mamma, che si e' svegliata prima di tutti per addobbare la tavola non ti da scelta.

Non può mancare la Corallina un salame ottenuto da un trito di tagli di Suino provenienti da spalle e cosce, alla carne macinata si aggiungono dadini di grasso di maiale. Il tutto viene poi insaporito con sale, pepe e aglio marinato nel vino.
La ricetta di Norcia prevede l'impiego di tre parti di carni magre e una di grasso; una volta amalgamato , il composto viene insaccato in un particolare budello detto “Corallo”, da cui il salume prende il nome. Dopo un periodo di maturazione di qualche giorno, il salume è sottoposto a una leggera affumicatura con bacche di Ginepro, aroma che si sente al palato ma non troppo da nascondere il sapore della carne che deve essere di prima scelta, segue le stagionatura , che si protrae per circa tre- cinque mesi. Il compagno inseparabile di questo salume e' la pizza di Pasqua sempre Umbria , fatta rigorosamente con strutto , cacio Umbro, uova fresche, farina, pepe, va servita leggermente tiepida. Al centro della tavola una cesta con uova sode colorate in diverse fantasie di solito sono i bambini che si divertono il giorno prima, a preparare questo rituale sempre con la guida della mamma....... ovviamente i salumi sono diversi Lonza, Lombetto stagionato, ma la Corallina e' come la Colomba sono veramente i protagonisti della colazione.
A tavola non può mancare il vino rosso , bianco, e naturalmente una brocca di caffè....

Quanti di voi ha mai fatto una vera colazione Pasqualina?
Siamo a Roma, in Via dei Volsci 51, nel cuore dello storico quartiere di San Lorenzo, " Il Ballo della Terra" e' un negozio di specialità enogastronomiche che pone particolare attenzione alla scelta dei fornitori e alla qualità dei prodotti offerti.


Per saperne di più visitate il sito Il Ballo della Terra!

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mercoledì 30 marzo 2011

IL BALLO DELLA TERRA : L'uovo di Quaglia alleato contro le allergie ..........


L'uovo di Quaglia alleato contro le allergie ..........

L' uovo di quaglia si usa come l'uovo di gallina ma è più leggero, più delicato e meno ricco di colesterolo. Una proprietà molto importante, infatti, è quella di contenere colesterolo HDL, cosiddetto buono e, di non contenere il colesterolo LDL (cattivo).

Le uova di quaglia sono un'utile integrazione in caso di allergia in genere e soprattutto se il problema riguarda i pollini di graminacee: nelle uova di quaglia si trovano delle micro quantità di frumento, mais, orzo, segale, che vanno a costituire un'efficace terapia desensibilizzante a basso dosaggio, infatti queste uova sono utilizzate dalle industrie farmaceutiche per la preparazione di antiallergici, inoltre non provocano le allergie ed eruzioni cutanee come nel caso di consumo di uova di gallina, principalmente nei bambini, anzi il consumo costante di uova di quaglia sarebbe un'ottima terapia per la cura di molte malattie.

In Europa è molto consumato un po' ovunque, mentre in Italia... va ancora conosciuto.

Nella struttura delle uova di quaglia ogni sostanza è 3-4 volte maggiore di quella contenuta nelle uova di gallina, per esempio le proteine contenute in un uovo di quaglia sono il 13% quelle contenute nell'uovo di gallina sono l' 11%, la vitamina B1 è 140 microgrammi contro 50 microgrammi, le vitamine A e B2 sono due volte maggiori rispetto a quelle di gallina.

Il contenuto di potassio è addirittura 5 volte maggiore nelle uova di quaglia. Inoltre queste uova contengono molto fosforo e calcio.

La temperatura corporea delle quaglie è più alta delle altre specie aviarie tale da distruggere eventuali salmonelle e/o virus aviari, pertanto non bisogna aver timore del consumo crudo, unica accortezza è quella di lavare le uova in acqua bollente per meno di un minuto.

Crudo un pizzico di sale , limone e una goccia di olio extra-vergine d'oliva , a colazione ottimo per iniziare la giornata.


martedì 22 marzo 2011

IL BALLO DELLA TERRA : L'OLIO "TAROCCATO" DIVENTA LEGALE



L'OLIO "TAROCCATO" DIVENTA LEGALE


Il nuovo regolamento comunitario in vigore dal 1° aprile aumenta nell’extravergine di oliva le concentrazioni massime di alchil esteri, composti chimici che si formano nei prodotti di scarsa qualità, e autorizza indirettamente la commercializzazione di condimenti “deodorati” di MONICA RUBINO

L'olio taroccato diventa legale Bruxelles autorizza i "deodorati"

ROMA - Viene presentata come la normativa che dovrebbe salvaguardare la genuinità dell’olio extravergine di oliva. E invece il nuovo regolamento comunitario, in vigore dal prossimo 1 aprile, rischia di spalancare le porte dei supermercati europei a miscele di olii di dubbia qualità. Secondo gli esperti de ilfattoalimentare.it 1, la legge europea non bonifica il mercato, se non in misura modesta, ma legalizza la presenza di condimenti difettosi, promuovendoli sul campo. “Non siamo di fronte ad una legge che permette di bloccare e di escludere dal mercato l’olio taroccato - spiega Roberto La Pira, giornalista esperto di consumi - come hanno scritto molti giornali, ma all’esatto contrario”.

Per capire cosa sta succedendo, bisogna partire dai prezzi delle bottiglie esposte sugli scaffali dei supermercati, che oscillano da 2,5 a 8-9 euro al litro e più, creando molta confusione tra i consumatori che non sanno più cosa scegliere. L’oscillazione è dovuta alla presenza di bottiglie contenenti olio extra vergine trattato per eliminare i cattivi odori, quello che viene chiamato dagli addetti ai lavori “deodorato”. La chiave per capire se un olio è stato deodorato è in due parole: alchil esteri. Ossia quei composti (in letteratura noti come esteri metilici ed etilici di acidi grassi) che si formano in seguito a fenomeni fermentativi e degradativi delle olive e che comportano la produzione di alcol metilico ed etilico e la liberazione di acidi

grassi dai trigliceridi. L’elevata presenza di queste sostanze è un indicatore di scarsa qualità dell’extravergine, che si impoverisce dal punto di vista nutrizionale perché perde molte delle sue proprietà antiossidanti. In pratica, gli alchil esteri testimoniano una non corretta conservazione dovuta a un cattivo stoccaggio della materia prima, accatastata per giorni in enormi cumuli (come spesso succede nei sistemi industriali spagnoli), oppure franta dopo che è già in atto un processo di fermentazione.

A una forte concentrazione di alchil esteri, dunque, dovrebbe corrispondere un difetto organolettico dell’olio: un’alta acidità oppure un odore troppo forte. Condizioni che non consentirebbero di definire il prodotto extravergine. A meno che non venga corretto, magari deodorato, per poi ritrovare “l’extraverginità” venendo miscelato con una buona dose di extravergine ben fruttato. Neppure il miglior chimico, però, è in grado di far sparire contemporaneamente i difetti organolettici e le loro tracce chimiche. E difatti gli alchil esteri rimangono anche a seguito dei trattamenti e offrono un’arma in più per stanare le possibili frodi commerciali. Diventano, cioè, testimoni scomodi di ipotetiche sofisticazioni.

“La norma europea in vigore dal 1° aprile fornisce un lasciapassare all’olio deodorato - continua La Pira - perché autorizza la vendita di extravergine con un quantitativo massimo di alchil esteri pari a 150 mg/kg. Ma un olio di qualità ottenuto da olive sane spremute subito dopo la raccolta, contiene al massimo 10 -15 mg/kg di alchil esteri, che possono arrivare in via eccezionale a 30. Se il valore aumenta di 5 volte vuol dire che le olive prima della spremitura hanno subito “maltrattamenti” (schiacciature, ammaccature, oppure sono rimaste molto tempo nei piazzali sotto il sole in attesa della spremitura) e l’olio ha un odore cattivo e risulta difettoso. Per aggirare l’ostacolo i produttori lo deodorano e lo vendono come extravergine”.

A conforto di questa tesi, di recente il settimanale dei consumatori il Salvagente ha pubblicato i test sull’olio extravergine effettuati dall’Arpam di Ascoli Piceno. L’Agenzia regionale per l’ambiente delle Marche ha analizzato 33 campioni di extravergine prelevati nei frantoi marchigiani e altri 35 acquistati presso esercizi commerciali, in gran parte etichettati come “miscele di oli comunitari”, e li ha sottoposti all’esame degli alchil esteri. Il verdetto finale è sorprendente (guarda la tabella 2): circa un terzo del campione degli extravergini acquistati nei supermercati contiene sostanze che impoveriscono il prodotto dal punto di vista nutrizionale, generate da un difetto di conservazione delle olive dopo la raccolta e prima della molitura. Spiega Ernesto Corradetti, responsabile del Servizio chimico dell’Arpam picena: “La concentrazione media riscontrata nei campioni di frantoio è stata molto bassa, intorno a 15 milligrammi per chilo. Il tenore medio riscontrato nei campioni reperiti sul mercato invece è stato di 150 milligrammi per chilo. Si può quindi ragionevolmente dire che il limite di 150 mg/kg, fissato dal regolamento europeo, non è rappresentativo di un olio extra vergine ottenuto da olive sane e non scoraggia i produttori dal miscelare olio extra vergine con olio di qualità inferiore come il deodorato con elevati valori di alchil esteri”.

Dello stesso avviso è Carlo Mariani della Stazione oli e grassi di Milano, considerato uno dei più attenti studiosi della materia. “In sede di dibattimento presso il Consiglio oleicolo internazionale (Coi) a Madrid per mettere a punto la norma - precisa Mariani - l’Italia era contraria ai nuovi limiti per gli alchil esteri perché un buon olio al massimo ne contiene da 10 a 30 mg/kg, tuttavia a Bruxelles sono state ratificate le decisioni di Madrid. L’adozione di così alti valori di alchil esteri è un compromesso accettato con la prospettiva di ridurre il livello massimo nei prossimi anni”.

In questa situazione il consumatore cosa può fare? “L’unica possibilità - conclude La Pira - è imparare a distinguere l’olio extravergine di oliva di qualità che ha un odore, un sapore e un elevato contenuto di antiossidanti dal deodorato, che ha un sapore un po’ asettico, contiene pochi antiossidanti e assomiglia ai vecchi oli di oliva vergini, ormai spariti dal mercato”. L’ultimo consiglio è di imparare ad assaggiare l’olio come si fa con il vino, per apprezzare il sapore e le sfumature di aroma. Basta provare a condire la stessa insalata con un extra vergine da 2,5-2,7 euro al litro e con un olio di qualità a bassa acidità magari fruttato, che costa più del doppio, per capire subito la differenza

Fonte: La Repubblica


giovedì 10 marzo 2011

IL BALLO DELLA TERRA - EVENTO : degustazione guidata di Miele e Formaggi - ROMA domenica 27 marzo · 16.00 - 18.00

IL BALLO DELLA TERRA

Via dei Volsci , 51
Rome, Italy



“DEGUSTAZIONE GUIDATA DI MIELI E FORMAGGI”



IN BREVE : durante la serata verranno illustrate le tecniche di analisi sensoriale necessarie per poter valutare le caratteristiche dei diversi mieli italiani, con prove di riconoscimento a livello olfattivo,gustativo e visivo. In seguito si discuterà dell'uso del miele in cucina, in Italia e nel mondo.
Verranno degustati 5 mieli differenti (castagno, acacia, agrumi, tiglio e eucalipto) con altrettanti formaggi. Verrà inoltre rilasciato un attestato di partecipazione.



5 mieli in degustazione castagno, acacia, agrumi, tiglio e eucalipto.
I formaggi protagonisti : Pecorino semi stagionato. Ricotta, caciotta mucca, caprini stagionato, 1° sale di Bufala, caciotta di Bufala, Pecorino di Fossa.



La degustazione sarà guidata da Federico Porro, laureato in Agraria presso l'università degli
studi della Tuscia, ha partecipato a diversi corsi teorico-pratici di Apicoltura e Analisi sensoriale del miele.
Recentemente e' diventato apicoltore a tempo pieno, gestendo i propri alveari in provincia di
Viterbo.


Il costo a persona e' di 25 euro.

Minimo partecipante 10 persone massimo 15 persone.

La prenotazione e' obbligatoria che potrà essere fatta inviando un e-mail a ilballodellaterra@libero.i
t
oppure telefonando al 06/ 4469936 tutti i giorni dalle 12,30 alle 21, 30 tranne il Lunedì.

Per disdire la partecipazione alla degustazione vi chiediamo di inoltrarla 48 ore prima, questo per dare l'opportunità ad altre persone di partecipare, e' previsto un secondo appuntamento per dare spazio a chi non rientra in questa data.







Siamo a Roma, in Via dei Volsci 51, nel cuore dello storico quartiere di San Lorenzo, " Il Ballo della Terra" e' un negozio di specialità enogastronomiche che pone particolare attenzione alla scelta dei fornitori e alla qualità dei prodotti offerti.
Per saperne di più visitate il sito Il Ballo della Terra!





IL BALLO DELLA TERRA - il famoso "MIELE D'ABRUZZO"


MIELE D'ABRUZZO


Tra le golosità proprie dell’Abruzzo e, in particolar modo, della provincia di Chieti è impossibile non citare e, gustare aggiungerei, il famoso Miele d’Abruzzo.



La produzione di questa prelibatezza risale a tempi lontanissimi. Secondo studi storici, gli abitanti abruzzesi erano dediti alla produzione del miele già dall'Alto Medioevo; infatti, un geografo arabo, nel descrivere l’“Abruzzese” lo definiva “dedito alla caccia ed alla raccolta del miele”.



Il Miele d’Abruzzo, ormai, è rinomato anche all’estero e la provincia di Chieti ne vanta l’eccellenza.



Oggi, il miele abruzzese viene prodotto ancora in modo del tutto naturale, utilizzando la flora tipica del territorio come Millefiori e i Millefiori di montagna, la Sulla, la Lupinella, il Girasole, la Santoreggia, l’Acacia.



La qualità del prodotto, tra i migliori mieli in circolazione, è dovuta quindi al perfetto connubio tra “materie prime”, ovvero nettare ed api, e attenta ed accurata lavorazione, grazie ad apicoltori pignoli e dediti.



Il ciclo di lavorazione è ancora quello semplice di una volta in cui il miele viene estratto per centrifugazione o per colatura e filtrato con tessuto a sacco e posto in adeguati contenitori per la decantazione.



Nel territorio del chietino possono essere trovate diverse varietà di miele: il miele di Sulla che si contraddistingue da un colore chiaro, un odore e un sapore delicato; quello di Lupinella, dal colore chiaro e dal sapore caratteristico.



Ancora il miele di Girasole, dal colore giallo che richiama il fiore, odore leggero e sapore che ricorda il polline; e ancora, il miele di Santoreggia, color d’ambra con riflessi verdi, odore e sapore persistenti ma gradevoli.



Nel territorio del chietino sono molti i produttori che si dedicano con passione alla produzione di miele tenendo bel alto il livello qualitativo.



Da ricordare, la produzione di Adi Apicoltura, le produzioni eccellenti di Luca Finocchio, Fioriti Apicoltura e Lemme Enzo a Tornareccio, il miele biologico proveniente dalla BioFattoria Licineto a Celenza sul Trigno, la Coop. Apistica Abruzzese e la società cooperativa Agricola Apistica a Lanciano. E poi ancora Iacovelli ad Atessa e l'Azienda Agricola l'Alveare di Anna Zinni.



Il chietino, quindi, si presenta come un territorio denso e dedito alla produzione del miele e la qualità resta eccellente. Il miele del chietino, vera sintesi delle “dolcezze” d’Abruzzo.



sabato 5 marzo 2011

IL BALLO DELLA TERRA : CARNEVALE "Carne Vale" addio carne!


CARNEVALE 

"Carne Vale" addio carne!



Il Carnevale non è solo l'occasione per divertirsi tra scherzi, coriandoli, sfilate e travestimenti, ma è anche un'ottima opportunità per gustare dolci e dolcetti che vengono tradizionalmente preparati per questa occasione.

Storia del Carnevale
Festa antichissima definita "il frammento più antico e meglio conservato della cultura popolare" risale al tempo degli antichi romani che celebravano tra Dicembre e Marzo i Saturnali. Erano feste dove si ricordava il tempo favoloso di Saturno in cui, come Esiodo racconta, "gli uomini vivevano come dei, avendo il cuore tranquillo, liberi da fatiche e sventure". Durante queste feste si banchettava tra orge, balli, sfilate in maschera e in carri in un mondo rovesciato dove i servi vestivano gli abiti dei padroni e cibo e vino correvano in abbondanza, almeno una volta per tutti.
I cristiani poi trasformarono questa festa pagana nel Carnevale parola che deriva dal latino "Carne Vale": addio carne! Per secoli dunque in Europa il Carnevale venne impersonato da un maiale che moriva per lasciare spazio alla lunga Quaresima imposta ai contadini dalla Chiesa ma anche dalla povertà dei campi che rimanevano improduttivi fino al raccolto estivo. Il maiale dunque era il principe del carnevale, festa dunque della abbondanza e dei bagordi prima dei giorni magri della Quaresima.


Le tradizioni culinarie del Carnevale differiscono ovviamente di regione in regione, ma il tratto comune a tutte le consuetudini regionali è quello che, per una volta all'anno, vale tutto anche in cucina.

I dolci sono certamente il "piatto" che più avvicina le diverse regioni: in ogni piccolo paese d'Italia il Carnevale è l'occasione giusta per gustare con piacere dolci fritti di tutti i tipi e per tutti i gusti.

Cicerchiata
Dolce tipico del centro Italia, la cicerchiata è particolarmente diffusa in Abruzzo, Umbria, Marche e Lazio. La preparazione è semplice: dopo aver creato un impasto con farina, uova, burro e zucchero si creano piccole palline da friggere in olio d'oliva o strutto e da ricoprire successivamente con il miele.

Struffoli
Gli struffoli sono la risposta delle regioni del sud Italia alla cicerchiata. Le origini degli struffoli sono rigorosamente napoletane. La ricetta prevede l'impiego di farina, uova, burro, zucchero e vaniglia. Anche in questo caso vengono realizzate piccole palline da friggere nell'olio e da ricoprire con miele e piccoli zuccherini colorati, a simboleggiare i colori del Carnevale.

Chiacchiere
Si tratta indubbiamente del dolce più diffuso del Carnevale. Ogni regione d'Italia possiede un termine proprio per indicare questo piatto: in Toscana si chiamano cenci, in Friuli grosoli, in Emilia sfrappole, nelle Marche frappe, in Piemonte bugie e così via. La ricetta è molto semplice: farina, lievito, acqua, zucchero e liquore, che varia di regione in regione. I risultati migliori si ottengono con marsala, vino bianco, acquavite e liquore all'anice.

Ravioli dolci
Versione dolce e sfiziosa dei più classici ravioli salati, i ravioli dolci sono semplici cuscinetti di pasta quadrati o rettangolari, ripieni di marmellata, frutta secca o ricotta, che può anche essere accompagnata da scaglie di cioccolato. Da cuocere rigorosamente in olio o strutto, sono molto buoni ed altrettanto pesanti.

Zeppole
Dolce tipico della festa di San Giuseppe, le zeppole sono uno dei dolci napoletani più gustosi e prelibati. Si tratta di ciambelle fritte ripiene di crema pasticcera o chantilly, guarnite con ciliegie candite. La tradizione vuole che in passato i friggitori napoletani si esibissero pubblicamente nell'arte del preparare le zeppole di fronte ai clienti.


Siamo a Roma, in Via dei Volsci 51, nel cuore dello storico quartiere di San Lorenzo, " Il Ballo della Terra" e' un negozio di specialità enogastronomiche che pone particolare attenzione alla scelta dei fornitori e alla qualità dei prodotti offerti.
Per saperne di più visitate il sito Il Ballo della Terra!



mercoledì 9 febbraio 2011

IL BALLO DELLA TERRA : Pasta di Grano Saragolla

SARAGOLLA

Pasta di Grano Saragolla
Da sfarinato integrale ottenuto dalla macinazione a pietra di grani perlati coltivati in provincia di Teramo la Saragolla, per molto tempo dimenticato in Italia ma introdotto in Abruzzo fin dal 400 d.C. dalle popolazioni protobulgare Altzec, con straordinarie caratteristiche organolettiche (maggior contenuto di proteine, lipidi e sali minerali), che ne fanno una materia prima eccezionale per la produzione di paste.
La coltivazione
avviene secondo un rigido Disciplinare di Produzione dai contadini delle colline teramane:

Lavorazione: il processo è volto a non alterare le superiori caratteristiche delle materie prime.I grani prima di essere macinati integralmente e a pietra, vengono ventilati e leggermente decorticati (perlatura) affinché solo le parti più esterne e indigeribili (lignina e crusche superficiali) siano eliminate lasciando intatta la qualità nutritiva del cereale integrale . La successiva setacciatura rotativa a flusso d’aria precede il passaggio nel mulino a mole di pietra che ruota a basso numero di giri, separatamente dalla biopulitura a secco, permettendo la più bassa temperatura di esecuzione possibile, in modo da non alterare le caratteristiche della materia prima.

Poi con tale farina, presso pastificio tradizionale, viene prodotta la pasta con processo di trafilazione al bronzo e essiccatoi discontinui a bassa temperatura.
 
Note degustative
Pasta integrale d’elite dal gusto fragrante, regge molto bene alla cottura, è particolarmente ruvida consentendo di trattenere il sapore dei condimenti in maniera eccezionale.

E’ geneticamente assimilabile al Kamut e con caratteristiche molto simili al grano duro Senatore Cappelli, che ha in gran parte sostituito la saragolla nel Novecento. La pasta di saragolla è ricca di proteine vegetali ma povera di glutine, è particolarmente digeribile grazie alla sua semplice struttura biologica, ottima per tutti, particolarmente raccomandata agli insofferenti al glutine e a tutti coloro che soffrono di gonfiori di stomaco, ma non ai celiaci.
 
Umidità: 7,39%
Sostanza secca: 92,61%
Cellulosa greggia: 0,41%

Curiosità 
La sua struttura biologica più semplice la rende un sostituto squisito e digeribile per gli intolleranti ai prodotti del grano comune. “Il saragolla è ricco di proteine vegetali ma povero di glutine, è particolarmente digeribile, ottimo per tutti, ma soprattutto per i soggetti allergici alle graminacee”. spiega il patologo Costante Orlandi. “Soggetti con gruppo sanguigno zero, sono persone che spesso soffrono di immunodeficienze derivanti da intolleranze o allergie alimentari legate al grano. Ho notato però durante la mia carriera medica che, inserendo nella loro dieta alimentare prodotti realizzati con la farina di grano saragolla ne traevano beneficio. Si tratta infatti di un vero e proprio integratore immunologico, ricco di proprietà nutrienti ed energetiche”. 

I prodotti a base di Grano Duro di Saragolla sono stati oggetto di studio presso diverse centri universitari italiani, che hanno studiato e sancito le loro migliori qualità nutrizionali rispetto a quelli prodotti con grani duri “moderni” (cioè derivati da tecniche di ibridazione delle spighe).
 
Cultura alimentare
Estratto da “Terra amara e amata – Dalle Sponde del Po alle valli del Gran Sasso d’Italia” di Annunziata Scipione e Antonio Ligabue
 
“Il quadro alimentare nei primi decenni del ‘900 si presenta completamente diverso rispetto al periodo successivo all’unità d’Italia. La coltivazione del riso ha ceduto il passo ai cereali e, fra questi, specie nelle aree collinari e pianeggianti degradanti verso l’Adriatico, predominano il grano saragolla, carosella e salina.
Nelle aree pedemontane persiste la coltivazione del farro, mentre scarsa è quella della segale, del miglio e dell’avena, riservati per lo più, come le zucche, a cibo degli animali da cortile.”
 
Attualmente disponibili le Ceppe e i Troccoli 500 gr