lunedì 15 marzo 2010

LETTERE TIPO : Richiesta di cancellazione automatica dell'ipoteca per i mutui estinti prima del 3/4/2007 (se l'ipoteca non è stata ancora cancellata)

Richiesta di cancellazione automatica dell'ipoteca per i mutui estinti prima del 3/4/2007 (se l'ipoteca non è stata ancora cancellata)

In base all'articolo 13 della legge 40/2007 (comma 8 sexies e seguenti) se si ripaga un mutuo, la banca/finanziaria deve rilasciare al debitore una quietanza da cui risulta la data di estinzione e trasmettere al conservatore la comunicazione di estinzione entro 30 giorni. Il conservatore procede, entro il giorno successivo alla comunicazione, alla cancellazione d'ufficio dell'ipoteca: per fare tutto ciò non è necessaria l'autentica notarile.

Per i mutui estinti prima dell'entrata in vigore del Provvedimento (prima del 3 aprile 2007), la banca deve comunicare alla Conservatoria l'estinzione del mutuo entro 30 giorni dalla richiesta del cliente da farsi con lettera raccomandata a/r. Per i mutui già estinti, al fine di poter usufruire della cancellazione automatica dell'ipoteca, bisogna fare un'esplicita richiesta alla banca. Per gli altri la cancellazione è automatica secondo i termini di cui abbiamo parlato prima.

La Finanziaria 2008 ha esteso questa norma anche ai mutui frazionati (ad esempio quelli stipulato dal costruttore con la banca e poi assegnati quota parte agli acquirenti di immobili in costruzione), riprendendo in pieno le nostre rivendicazioni (in sede di audizione alla Camera dei Deputati il 18 ottobre 2007).

 
************************
 
 
 
Mittente:

Nome Cognome

Contratto di mutuo numero

Del

Destinatario:
Nome della banca/finanziaria/ente di previdenza obbligatoria

Agenzia di ............ oppure Indirizzo...
Sede centrale di ...........

Luogo
Data

Raccomandata a.r.



Oggetto: richiesta di quietanza attestante data di estinzione del mutuo n. ...........ex articolo 13 comma 8-terdecies legge 40 del 2007



Con la presente chiedo la quietanza attestante la data di estinzione del mutuo da me sottoscritto con voi il ......... (indicare data di stipula del mutuo) ed estinto in data ...................................
Distinti saluti.
Firma
XXXXXXXXX



In caso di più mutuatari la richiesta deve essere fatta a nome di tutti

da ALTROCONSUMO
Il tuo punto di forza
http://www.altroconsumo.it/lettere-tipo-p12370.htm

LETTERE TIPO : Fai valere i tuoi diritti. A volte basta prendere carta e penna, scrivere le parole giuste e ottenere ragioni. Risparmiando magari un bel po' di soldi.

LETTERE TIPO
Fai valere i tuoi diritti. A volte basta prendere carta e penna, scrivere le parole giuste e ottenere ragioni. Risparmiando magari un bel po' di soldi.

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Reclamare è facile
In regalo da Altroconsumo, tutte le dritte per tutelarti contro le piccole e grandi ingiustizie quotidiane.
queste alcune delle lettere tipo utili per contestare che per semplicità posto di seguito :
 
1) Richiesta di cancellazione automatica dell'ipoteca per i mutui estinti prima del 3/4/2007 (se l'ipoteca non è stata ancora cancellata)

2) Fare la surrogazione

3) Richiesta di rimborso delle spese ingiustamente pagate per effettuare il trasferimento del mutuo

4) La banca non accetta la portabilità del mutuo? Ecco come denunciarla all'Antitrust

5) Ricorso all'ombudsman contro la banca che ha rifiutato il rimborso delle spese ingiustamente pagate per la surrogazione del mutuo

6) Denunciare lo sforamento del tetto di spesa nell'adozione dei testi scolatici
7) Infortunio per cattiva manutenzione strada: chiedere il risarcimento al Comune

8) Risoluzione del contratto e risarcimento danni

9) Segnalazione del comportamento scorretto della società

10) Variazioni del tasso d'interesse

11) Protezione dei dati personali

12) Risarcimento ritardi surroga
 
 
Inserirò nei post successivi il testo che voi dovrete solo copiare, personalizzare e inviare!
Spero vi sarà utile.


lunedì 15 febbraio 2010

CAMPAGNE URGENTI : Appello per la liberazione di Tenzin Delek Rinpoche

CAMPAGNE URGENTI :
Appello per la liberazione di Tenzin Delek Rinpoche

LA NOSTRA SOLIDARIETÀ A TENZIN DELEK E AI TIBETANI CHE SI SONO MOBILITATI PER LA REVISIONE DELLA SENTENZA!


  La decisione del governo cinese di commutare la sentenza di morte pronunciata nei confronti di Tenzin Delek Rinpoche nel carcere a vita è stata indubbiamente una vittoria per i tibetani e per le migliaia di persone che, in tutto il mondo, si sono adoperate per salvargli la vita. E’ la prova concreta dell’efficacia della pressione internazionale e la dimostrazione di ciò che possiamo ottenere se ci attiviamo congiuntamente e in grande numero.



Tenzin Delek Rinpoche rimane tuttavia un prigioniero politico, condannato a languire a vita nelle carceri cinesi. Al termine del processo d’appello, Tenzin Delek Rinpoche è stato condannato al carcere a vita. Trasferito dal carcere di Chuandong a quello di Mianyang (nella provincia del Sichuan), sappiamo che le sue condizioni di salute non sono buone: soffre di alta pressione e, a causa delle torture cui è stato sottoposto prima del processo, ha problemi cardiaci e polmonari. Continua a proclamare la sua innocenza.


Nel giugno 2009, a un compaesano che gli faceva visita in prigione, Tenzin Delek Rinpoche disse: “Non sono colpevole, chiedete giustizia, chiamate tutti e fate il possibile perché la sentenza sia cambiata”.


  In segno di aiuto, 40.000 tibetani appartenenti alla comunità di Tenzin, firmarono una petizione (molte firme consistevano nell’impronta del pollice) in cui si chiedeva giustizia per il loro leader. Questa una pagina della petizione.




In segno di solidarietà con Tenzin Delek e i tibetani che per lui hanno manifestato lo scorso mese di dicembre in tutta l’area di Lithang, vi chiediamo di firmare la petizione on line al sito:





Accanto alla vostra firma comparirà l’impronta di un pollice, come nella petizione dei tibetani.


La petizione sarà inviata a Zhou Yongkang (nella foto), uno dei massimi dirigenti del Partito Comunista. Nel 2002, Zhu era Segretario del Partito nella provincia del Sichuan, dove Tenzin Delek era detenuto. Attualmente ricopre la carica di Segretario del Comitato Centrale per le Politiche Legali, il principale organo della Repubblica Popolare Cinese di supervisione nell’applicazione della legge.



  La campagna, lanciata a livello internazionale, ha come obiettivo la raccolta di 40.000 firme entro il 10 marzo 2010.

















Altre azioni:

1) Scrivete al Liu Qibao, segretario del Partito della Regione del Sichuan per chiedere la sua liberazione.

2) Scrivete al nostro Ministro degli Esteri, on. Franco Frattini


Note biografiche :

Nato a Litang, nel Sichuan, nel 1950, Tenzin Delek è stato protagonista, nella sua provincia, di battaglie ambientaliste, sociali e religiose. Dal 1982 al 1987 visse in India, dove studiò sotto la supervisione del Dalai Lama, il leader tibetano in esilio dal 1951. Dal suo maestro venne riconosciuto come "tulku", ovvero lama reincarnato. Tornato in Cina nel 1987, Tenzin Delek fondò monasteri, ospedali, scuole e orfanotrofi ma i suoi rapporti con le autorità cinesi si guastarono nel 1993, quando si oppose ai tentativi di disboscamento attuati dal governo nelle aree tibetane. Arrestato nell'aprile 2002 con un altro monaco, Lobsang Dhondup, 28 anni, i due vennero accusati dell'attentato avvenuto agli inizi di quello stesso mese nella piazza principale di Chengdu, capoluogo della provincia del Sichuan. I due monaci furono entrambi condannati a morte il 2 dicembre 2002 ma il 26 gennaio 2003 la sentenza venne eseguita solo per Lobsang Dhondup; Tenzin Delek si vide sospendere la condanna per due anni. Nel gennaio 2005, a seguito delle fortissime pressioni internazionali, la condanna a morte è stata commutata nel carcere a vita.

PECHINO CHIEDE AGLI USA DI ANNULLARE L’INCONTRO OBAMA – DALAI LAMA continuano le minacce cinesi

PECHINO CHIEDE AGLI USA DI ANNULLARE L’INCONTRO OBAMA – DALAI LAMA

Pechino, 12 febbraio 2010

La Cina ha chiesto agli Stati Uniti di annullare «immediatamente» il programmato incontro alla Casa Bianca tra il presidente Barack Obama e il Dalai Lama, il leader spirituale dei tibetani. Lo ha reso noto l'agenzia ufficiale Nuova Cina citando il portavoce del ministero degli esteri Ma Zhaoxu, in quello che si preannuncia come un braccio di ferro diplomatico dalle ricadute imprevedibili. La dura presa di posizione fa seguito all'annuncio venuto giovedì dalla Casa Bianca, secondo il quale Obama incontrerà il Dalai Lama a Washington il 18 febbraio prossimo nonostante i precedenti ammonimenti venuti da Pechino.



IL COMUNICATO - «Esortiamo gli Stati Uniti a comprendere il carattere molto sensibile della questione tibetana, e rispettare scrupolosamente il loro impegno sull’appartenenza del Tibet alla Cina e la loro opposizione all’indipendenza tibetana», si legge in un comunicato del ministero degli Esteri cinese. Robert Gibbs, il portavoce del presidente, aveva precisato che l'incontro avverrà non nello Studio Ovale ma nella cosiddetta Sala delle Mappe, un luogo meno ufficiale e simbolico. Obama aveva già fatto sapere la settimana scorsa di voler ricevere il leader tibetano in esilio suscitando una prima reazione negativa da parte cinese. Pechino aveva infatti ammonito che un tale incontro potrebbe danneggiare gravemente i rapporti tra i due paesi


RUOLO DI LEADER SPIRITUALE - L'amministrazione Obama ha sempre sottolineato che il presidente vedrà il Dalai Lama nel suo ruolo di leader spirituale e che Washington non mette in discussione che il Tibet faccia parte del territorio cinese. L'ormai imminente colloquio sembra proprio destinato a acuire gli attriti esistenti tra Washington e Pechino su diverse questioni: la vendita di armi Usa a Taiwan, il rispetto dei diritti umani in Cina, il tasso di cambio dello Yuan, la censura di Internet. Senza contare che gli Stati Uniti, inoltre, stanno attualmente cercando di convincere la Cina ad appoggiare nuove sanzioni contro l'Iran per il suo controverso programma nucleare.


Robert Gibbs ieri ha detto che i rapporti tra i due paesi sono «maturi abbastanza» per lavorare insieme sui problemi di reciproco interesse accettando nello stesso tempo il fatto che non si può essere d'accordo su tutto. In questo clima teso si era anche registrato uno sviluppo positivo: la Cina ha infatti autorizzato la portaerei nucleare statunitense Nimitz a visitare la prossima settimana il porto di Hong Kong.

Obama: "Vedrò il Dalai Lama" - Cina: "Un incontro minerebbe relazioni"

 PECHINO - Dopo settimane di incertezze e polemiche, Barack Obama ha deciso di compiere un passo che aprirà una forte controversia con la Cina e ha annunciato che incontrerà il Dalai Lama durante la visita che il leader spirituale tibetano compirà a Washington.
"Il presidente Obama ha detto in novembre ai leader cinesi, durante il suo viaggio in Cina, che aveva intenzione di incontrare il Dalai Lama in futuro", ha detto il portavoce della Casa Bianca Bill Burton.
Il governo cinese aveva avvertito proprio oggi Washington che l'incontro sarebbe "irragionevole" e "minerebbe seriamente" le relazioni tra Cina e Stati Uniti. Pechino dunque si oppone "con fermezza" alla prospettiva che il presidente Usa incontri il Dalai Lama.
Un incontro, ha avvertito il partito comunista, "che potrebbe danneggiare seriamente le relazioni sino-americane". "Se il presidente Obama incontrasse il Dalai Lama, andrebbe incontro alla nostra ferma opposizione e finirebbe per minacciare la fiducia e la collaborazione".
Così, senza giri di parole, Zhu Weiqun, responsabile del Partito comunista cinese per le etnie e gli affari religiosi, ha detto che il suo governo si opporrebbe con forza ad un incontro del genere. Secondo il responsabile di Pechino "i rapporti tra il governo centrale e il Dalai Lama sono una questione esclusivamente interna alla Cina": "Ci opponiamo - ha detto - a qualunque tentativo di una forza straniera di interferire con le questioni interne cinese usando come pretesto" il leader spirituale tibetano.







La visita del Dalai Lama negli Stati Uniti è prevista a partire dal prossimo 16 febbraio. Le parole del rappresentandte di Pechino giungono dopo l'incontro della settimana scorsa fra esponenti del partito comunista cinese e due inviati del Dalai Lama, il primo dopo 15 mesi. L'incontro non ha prodotto risultati concreti.






Obama aveva rinunciato a ricevere il Dalai Lama quando il leader spirituale tibetano è venuto a Washington in ottobre, per evitare conseguenze sulla sua sucessiva missione in Cina. Ma aveva promesso che lo avrebbe ricevuto entro l'anno. Il monito di Pechino arriva mentre i rapporti fra i due paesi sono già tesi per la controversia su Google e la vendita di armi americane a Taiwan.






Il governo tibetano in esilio ha respinto oggi la messa in guardia di Pechino a Washington, osservando che "non ci sono motivi" perché Obama debba evitare un tale incontro. "Dal nostro punto di vista crediamo che il ruolo degli Stati Uniti è di facilitare un dialogo giusto ed onesto tra gli emissari del Dalai Lama ed il governo cinese", ha dichiarato il portavoce del governo tibetano Thubten Samphel.

sabato 23 gennaio 2010

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mercoledì 13 gennaio 2010

DHONDUP WANGCHEN CONDANNATO A SEI ANNI DI CARCERE - AZIONE URGENTE


Dharamsala, 6 gennaio 2010. Dhondup Wangchen, il documentarista tibetano arrestato dal governo cinese per aver girato un filmato nel quale intervista i suoi connazionali sulla situazione nel paese occupato, è stato condannato a sei anni di carcere. La sentenza è stata pronunciata il 28 dicembre 2009. Le autorità cinesi non hanno ancora dato comunicazione ufficiale della sentenza né è stato comunicato il nome della località in cui si è tenuto il processo ma la notizia è stata diffusa da Radio Free Asia, dal Governo Tibetano in Esilio e dai famigliari dei documentarista.



Dhondup Wangchen, trentacinque anni, fu arrestato il 26 marzo 2008 assieme al suo assistente, il monaco Jigme Gyatso, per aver girato, in Tibet, il film Leaving Fear Behind, un documento sulla vita e le aspirazioni dei tibetani alla vigilia dei Giochi Olimpici. Jigme Gyatso fu rilasciato su cauzione sette mesi dopo, il 15 ottobre 2008.






Wangchen, in un primo tempo incarcerato presso il centro di detenzione di Ershilibu, a Sining, in Amdo, fu trasferito pochi mesi dopo in un alloggio governativo per essere interrogato. Fu poi rinchiuso nel Centro di Detenzione N. 1 di Sining.






Nel luglio 2009, il governo cinese sostituì Li Dunyong, l’avvocato liberamente scelto da Wangchen, con un difensore di nomina governativa. Human Rights Watch condannò senza riserve questo gesto definendolo “una violazione della legge penale cinese e una violazione dei diritti umani internazionali che garantiscono agli accusati il diritto di scegliere liberamente il proprio difensore e di incontrarlo durante il periodo della detenzione”.






L’avvocato Li Dunyong ha fatto sapere che, in attesa del processo, il suo cliente è stato sottoposto a tortura al fine di estorcergli una confessione. Durante i sedici mesi della sua detenzione, Wangchen si è sempre professato innocente.






Dhondup Wangchen ricorrerà in appello, anche se i tempi per il ricorso sono strettissimi. Sua moglie, Lhamo Tso, ora in pellegrinaggio a Bodh Gaya con i figli, ha così dichiarato: “Chiedo alla corte che mio marito abbia la possibilità di essere assistito da un avvocato a sua scelta e chiedo alle autorità cinesi di mostrare clemenza: mio marito non è un criminale, ha solo cercato di far sapere la verità”.






Queste le parole di Gyaljong Tsetrin, cugino di Wangchen e coproduttore del documentario: “Il fatto che mio cugino debba affrontare il processo d’appello senza un’assistenza legale mostra come il governo cinese ignori i diritti umani in Tibet. Inoltre, mi preoccupano molto le condizioni di salute di Dhondup: ha contratto l’epatite B e non sta ricevendo le cure mediche appropriate. Mi chiedo come potrà resistere in prigione per sei anni”.

 
AZIONE URGENTE - Appello per il rilascio di Dhondup Wangchen

TIBET - Ma dopo le Olimpiadi non dovevano diventare più buoni? Un'analisi perfetta di Piero Verni

Ma dopo le Olimpiadi non dovevano diventare più buoni?



di Piero Verni


(freetibet.eu)


11 gennaio 2010. Ve li ricordate quelli che nel 2008, mentre tibetani, uiguri, dissidenti cinesi, praticanti della Falun Gong e molti altri critici del governo cinese protestavano in tutto il mondo contro l’infamia che i Giochi Olimpici si stavano per tenere in un Paese dove anche le più elementari forme di democrazia sono conculcate e qualsiasi voce critica è ridotta al silenzio livido delle prigioni, dei laogai quando non delle esecuzioni capitali, ci davano degli estremisti? Ve li ricordate quelli che, quando facevamo il calzante paragone con la vergogna delle Olimpiadi di Berlino del 1936 ospitate dalla Germania nazista con Hitler nelle vesti di Grande Anfitrione, dicevano che l’esempio era improponibile? Insomma ve li ricordate quelli che con sicumera degna di miglior causa sostenevano, al contrario di quanto dicevamo noi, che la celebrazione di un così importante evento sportivo avrebbe facilitato (”sicuramente” facilitato) l’apertura della Cina al mondo e quindi anche la “democratizzazione” del regime? E, spostandoci un pochino più a ritroso nel tempo, ve li ricordate quelli che all’inizio degli anni ’80 erano pronti a giurare sulla certa ricaduta democratica dell’ingresso della Cina nell’economia di mercato? Per non parlare di quanti scommettevano che accogliere Pechino nel WTO avrebbe “costretto” i suoi dirigenti a venire a più miti consigli in fatto di libertà civili?


Non so voi, ma io li ricordo bene e oggi mi piacerebbe ascoltare da questi signori qualche parolina di autocritica. Oggi, quando il filmaker tibetano Dhondup Wangchen è stato condannato a 6 anni di carcere duro per aver girato il documentario “Leaving Fear Behind”. Oggi, quando le monache tibetane Nordon e Lhawang Dekyi, colpevoli di aver inscenato una protesta pacifica contro l’occupazione cinese, sono state condannate rispettivamente a due e tre anni di prigione. Oggi, dopo che il mite Liu Xiaobo si è appena visto cadere addosso una condanna a 11 anni di carcere per reati di opinione. Oggi, quando nell’ex Turkestan Orientale le condanne a morte nei confronti dei patrioti uiguri si contano a decine. Oggi, quando è ancora vivo il ricordo dei tre tibetani giustiziati a Lhasa il 20 ottobre scorso e delle decine di arresti eseguiti in questi mesi tra quanti ancora non accettano di essere normalizzati e cercano di non lasciar morire il ricordo della rivolta indipendentista della primavera 2008. Oggi, dopo che perfino un intellettuale di regime come Zhang Boshu è stato rimosso dal suo incarico presso l’Istituto di Filosofia della Accademia Cinese di Scienze Sociali, per aver rivolto larvate critiche alla politica del Partito Comunista. Oggi, quando continua il martirio degli aderenti alla Falun Dafa che a centinaia vengono ogni mese imprigionati, torturati e uccisi. Oggi, quando in ogni angolo dello sterminato territorio della Repubblica Popolare qualsiasi protesta, anche la più pacifica e innocua, viene repressa con violenza e senza misericordia alcuna.






Ma oggi, santo iddio, non dovrebbe essere chiaro a tutti che quel regime è irriformabile? Che non ha alcuna intenzione di cambiare in meglio? O che forse, addirittura, “non può” cambiare pena la sua dissoluzione? Come si fa a non vedere una verità così lampante che è sotto gli occhi di noi tutti? Come non comprendere che più i signori di Zhongnanhai si rafforzano, più divengono potenti, più incassano vittorie politiche ed economiche, più cresce la loro arroganza, la loro brutalità, la loro protervia, il loro delirio di onnipotenza.


E a quanti, come il buon vecchio Prodi (non a caso finito sul libro paga di Pechino in qualità di commentatore politico della CCTV, la televisione di stato cinese), ci vogliono convincere che questa Cina sia un’opportunità per il mondo, dovremmo essere in grado di rispondere che non è vero. Che il presente governo cinese è una minaccia per il mondo. Non solo per il miliardo e trecento milioni di persone che hanno la sfortuna di essere governati da Hu Jintao e compagni ma anche per tutti coloro che vivono fuori dai confini della RPC. Perché la prepotenza e l’arroganza di Pechino sono quelle che conosciamo bene. E vanno dalla pretesa di decidere i luoghi che il Dalai Lama può o non può visitare in India, alla libertà di movimento nel mondo del medesimo Dalai Lama, di Rebiya Kadeer e di ogni altro esponente del dissenso. Per non parlare di cosa stia significando per le economie internazionali la concorrenza dei manufatti e delle merci cinesi prodotte da una classe operaia priva della benché minima copertura sindacale o addirittura prodotte nei campi di lavoro forzato dove sopravvivono e lavorano come schiavi più di 20 milioni di detenuti.






Al contrario di quanto pensa il pacifico Obama, questa Cina “forte e prospera” è ben lungi dall’essere un vantaggio per tutti. Sì, perché sarebbe ora di finirla con questi giochetti di prestigio. Quando si dice Cina infatti, non si parla in astratto di un antico Paese dalla storia millenaria ma del regime che dal 1949 governa con pugno di ferro i suoi cittadini (che nelle attuali condizioni sarebbe meglio definire “sudditi”). Si parla della dittatura del Partito Comunista. Si parla della ”economia di mercato socialista”, che altro non è che un capitalismo selvaggio all’interno di un sistema autoritario a partito unico. Vale a dire lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo privo anche dei più elementari contrappesi sindacali e democratici. E “questa” Cina dovrebbe essere un’opportunità e un vantaggio per tutti? Ma per favore!






L’opportunità e il vantaggio per tutti, popolo cinese e resto del mondo, sarebbe che si verificasse un cambiamento positivo nella struttura di potere a Pechino. Che il regime, se possibile in maniera graduale, mutasse. Che la dittatura del PCC cedesse il posto a forme di autogoverno calibrate sulla peculiare realtà cinese. Ma dovrebbe essere ben chiaro a tutte le persone ragionevoli, che un simile cambiamento positivo non cadrà dal cielo come dono degli Dei. E tanto meno verrà regalato dalla attuale nomenklatura. Il mutamento potrà essere solo il risultato della lotta e dei sacrifici delle forze che all’interno della società cinese premono e si mobilitano, a prezzo di rischi inenarrabili, perché questo cambiamento abbia luogo. Tanto per essere chiari sto parlando della resistenza tibetana, di quella uigura, di quella mongola, dell’embrione clandestino di un sindacato operaio libero, delle rivolte contadine che, sia pure in forma non organizzata e a macchia di leopardo, in questi ultimi anni sono esplose in numerose parti della Cina. E ancora. Parlo del dissenso studentesco e intellettuale che, a oltre 20 anni dal massacro della Tien An Men, non è stato del tutto domato. Dei “Cyber-Activist” i quali, proprio in questi giorni, hanno espresso la loro solidarietà all’opposizione iraniana scrivendo, “Oggi a Tehran domani a Pechino”. Dei milioni di aderenti al movimento spirituale Falun Dafa che continuano con eroismo ed ostinazione a non piegarsi alla brutale repressione che li investe. Di tutti gli aderenti alle numerose fedi religiose (buddhisti, taoisti, cristiani) che rifiutano di omologarsi consegnando la loro ricerca interiore ai funzionari delle “Chiese patriottiche” gestite dal regime.






La speranza di una trasformazione virtuosa della Cina, della nascita di una nazione la cui forza e prosperità possa essere veramente di aiuto al mondo, di un governo finalmente aperto ad un dialogo effettivo e sincero con le diverse componenti del suo mosaico etnico e sociale... questa speranza, dicevo, risiede solo ed unicamente nei soggetti fin qui elencati. Lasciamo perdere gli stati esteri, le pavide burocrazie internazionali, l’ONU, i parlamenti. Lo abbiamo visto quanto siano disposti a rischiare per difendere i “diritti umani”, i “principi democratici”, i “valori della persona”. Abbiamo visto il patetico spettacolo di Obama usato e preso per il collo in Cina da chi gli ricordava di avere nelle proprie mani buona parte del debito pubblico statunitense. Abbiamo visto la tremebonda Europa cosa ha fatto di concreto per difendere quanti, all’interno della Cina, vengono arrestati, torturati, uccisi, perché lottano in nome di quei princìpi di cui i nostri primi ministri e presidenti si beano -a parole- in continuazione. E il Parlamento Europeo? Il nobile, sensibile, solidale, Parlamento Europeo? Una risoluzione ieri, una dichiarazione oggi, una indignazione domani e tutto finisce nel nulla. Poi, business as usual, e via a fare la corsa a chi fa più affari con Pechino.






Un esempio fra i tanti. Nel luglio 2000, a larga maggioranza, il Parlamento Europeo approvava una roboante risoluzione (B5-0608, 0610, 0617, 0621, 0641/2000) in cui auspicava una immediata apertura di colloqui tra Dalai Lama e Pechino per negoziare, “un nuovo statuto per per il Tibet che garantisca una piena autonomia dei tibetani in tutti i settori della vita politica, economica, sociale e culturale, con le sole eccezioni della politica di difesa e della politica estera”e si spingeva fino al punto di invitare, “... i governi degli Stati membri ad esaminare seriamente la possibilità di riconoscere il governo tibetano in esilio come legittimo rappresentante del popolo tibetano qualora, entro un termine di tre anni, le autorità di Pechino e il governo tibetano in esilio non abbiano raggiunto un accordo relativo a un nuovo statuto per il Tibet, mediante i negoziati organizzati sotto l’egida del Segretario generale delle Nazioni Unite”. Infine incaricava, “... la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, ai governi e ai parlamenti dei paesi candidati, al Presidente e al primo ministro della Repubblica popolare cinese, al Dalai Lama nonché al governo e al parlamento tibetani in esilio”. Mica male, no? Peccato che, dal 2000 ad ora, di anni nei siano trascorsi 10 e nessuno si è mai sognato di ricordarsi di questa risoluzione. Carta straccia, per non dire di peggio.






In conclusione. La Cina è una dittatura aggressiva, brutale e con ambizioni imperiali. All’interno di un pianeta globalizzato la volontà di potenza del presente regime cinese, che coniuga la struttura autoritaria del sistema comunista con il dinamismo di un impianto economico selvaggiamente capitalista, costituisce una minaccia non solo per i suoi vicini asiatici ma per tutti i paesi con i quali Pechino si trova a competere. Con buona pace delle anime candide, verrà il momento in cui ogni nazione sarà obbligata a confrontarsi con questa spiacevole realtà. E, prima che a qualche dottor Stranamore del 21° secolo venga in mente di “risolvere” il problema all’irachena, sarebbe bene comprendere che l’unica soluzione è aiutare quanti già adesso cercano di cambiare lo stato di cose presente all’interno del moderno “Impero di Mezzo”. Non potendo contare sui governi “democratici”, questa responsabilità spetta dunque a coloro, singoli individui e organizzazioni, che sono pienamente consapevoli della realtà dei fatti. Oggi più che mai è giusto dire a tibetani, uiguri, operai, contadini, dissidenti cinesi, che, “la vostra lotta è la nostra lotta”. E, soprattutto, che dobbiamo, vogliamo, essere in grado di aiutarvi concretamente. Fare conoscere la vostra battaglia, il vostro eroismo, la vostra determinazione. Di fornirvi, dall’esterno, i mezzi necessari per rendere la vostra lotta sempre più efficace e vincente. Che non siete soli.


Nonostante sia stato un criminale politico, Mao aveva ragione quando scriveva, “osare lottare, osare vincere” e “ribellarsi è giusto”.






Piero Verni


http://www.freetibet.eu/

 
P.S. :
All'Associazione Italia-Tibet il Premio Speciale per i Diritti Umani "Martin Luther King"
12 dicembre 2009. È stato assegnato all'Associazione Italia-Tibet il Premio Speciale Diritti Umani " Martin Luther King". Il premio è stato consegnato al presidente dell'Associazione Claudio Cardelli nel corso di una cerimonia a Lecce il 12 dicembre 2009. Il premio è stato assegnato all'Associazione Italia - Tibet per il lungo lavoro nel campo dei diritti umani e per il sostegno umanitario, culturale e politico alla causa del Tibet.


Il premio, conferito dall'Associazione Italia In Arte, ha il patronato della Regione Lombardia e il patrocinio della Regione Puglia, dell'Università del Salento e di numerosi altri prestigiosi enti e istituzioni.